Pilota F/S D.Bentley - Navigatore Sgt. V.Causeway
Precipitato in località Montecchio durante una missione di interdizione notturna.
Il testo che segue è tratto dall’opera di Nino Arena L’Aeronautica Nazionale Repubblicana: (…) Altri incidenti colpivano ancora il gruppo aerosiluranti poiché a causa di un corto circuito s’incendiava sul campo di Gorizia il B2-01 (Ten. Bertuzzi) che rimaneva parzialmente distrutto.(…) La sigla B2-01 veniva immediatamente assegnata ad un velivolo di riserva giunto da Vergiate. Riparati i danni agli altri velivoli, sostituita l’elica e il riduttore al B2-02, altri 6 aerei ricevevano l’ordine di raggiungere il giorno 13 (marzo, nda) il campo trampolino per una nuova azione nella zona di Anzio. A Perugia i siluristi constatarono l’inefficienza del siluro agganciato al B2-08. Il velivolo ripartì per Gorizia per sostituire l’ordigno. Durante il volo di ritorno il velivolo venne intercettato al largo di Rimini da caccia Spitfires e abbattuto in fiamme. Perivano il comandante dell’aereo Ten. G. Balzarotti, il Serg. pil. T. Berni, il 1° Av. mot. V. Vezzosi, il Serg. Magg. marc. S. Bozzinelli, il M.llo elettr. M. Bellagamba. Era evidente che la rotta Gorizia – Perugia era stata segnalata ai servizi informativi alleati e che era necessario adottare urgenti misure di sicurezza. Pur con una leggera imprecisione, l’abbattimento del Savoia Marchetti è riportato nel libro di Renzo Bagli In guerra: ieri e oggi, edito a cura del Comune di Riccione: Alle ore 15:00 del 13/03/44 una decina di caccia alleati abbattono tra Riccione e Rimini un trimotore tedesco, caduto in mare di fronte al porto di Rimini. Il Savoia Marchetti SM 79 “Sparviero” costituì il nerbo della forza da bombardamento della Regia Aeronautica prima e dell’ANR poi. Universalmente riconosciuto come il miglior aerosilurante del teatro mediterraneo, fu soprannominato Gobbo Maledetto dagli inglesi. L’aereo abbattuto di fronte a Rimini apparteneva al Gruppo Aerosiluranti Buscaglia, unità che subì perdite pesantissime nei tentativi di silurare le navi alleate al largo di Anzio: il giorno 6 aprile i P-47 del 57th BS intercettarono ed abbatterono cinque SM 79 sull’Appennino Toscano mentre il successivo 11 aprile tre velivoli non rientrarono da un attacco notturno; in quel frangente fu abbattuto l’aereo del Capitano pilota Carlo Faggioni, comandante del Gruppo.
Pilota Uffz. Helmuth Beck del JG 53 "Pik-Ass"
Nel primo pomeriggio del 22 marzo 1944 avvenne uno scontro tra i Messerschmitt del JG 53 ed i caccia Lightning P-38 di scorta ad una formazione di B-17 diretta a Verona. Durante lo scontro furono abbattuti due piloti tedeschi, l’Ofhr. Fisher presso S.Bernardino di Lugo e l’Uffz. Helmuth Beck (Bf109 “10 bianco” W.Nr.162034) presso Castel Bolognese. Nel libro Jagdgeschwader 53 di Jochen Prien si sostiene che il tedesco si lanciò 30 km a sudest di Forlì, ma in quei luoghi non abbiamo trovato tracce, ricordi o testimoni che confermino l’episodio. Al contrario, le cronache inerenti i territori di Faenza e Castelbolognese sono piene di riferimenti che riguardano proprio l’Uffz. Beck. In particolare vi è infine l’importante testimonianza di Oddo Diversi pubblicata nel suo "Il territorio di Castelbolognese": 22 marzo 1944 – Primo allarme. Ore 14,30 è suonato l’allarme anche a Castelbolognese mediante la campana maggiore dell’arcipretale. Formazione aerea valutata da 300 a 400 apparecchi. Duello fra caccia germanico e alleato. Il caccia germanico è precipitato presso il Monte della “Giovannina”. La caduta di un velivolo tedesco, così come descritto dal Diversi, trova conferma anche nella memoria storica degli abitanti del posto.
Il testo che segue è tratto dal 3° volume sullo Jagdgeschwader 53 di Jochen Prien: “Nella tarda mattinata una grossa formazione di bombardieri con la protezione di P-38 e P-47 attaccava dei bersagli nella zona di Verona – Mestre. Alle 10,50 fu messo in allarme il I/Jg 53 per far fronte a questa incursione aerea.[…] I primi contatti con il nemico avvennero poco prima delle 12,00 sulla zona di Adria, dove l’Hptm Harder poteva abbattere due P-47, l’uno dietro l’altro. Il combattimento continuò; poco dopo le ore 12,00 il gruppo entrò nuovamente in contatto con i caccia di scorta a nord di Ravenna, con i quali fu ingaggiato un intenso combattimento. Il 1° Staffel si trovò in contatto con un gruppo di Thunderbolt a 8000 metri di altezza e nel combattimento che si sviluppò l’aereo “bianco 1” dell’Olt. Kogler, colpito gravemente, precipitava alcuni Km a nord di Ravenna, sulla costa. Hans-Joachim Kogler poteva ancora buttarsi, però il suo paracadute non fu visto aprirsi. […] Quando cessò l’allarme per la zona di Maniago, il I/JG 53 ritornò al proprio aeroporto[…] ; ma per il I/JG 53 la giornata non era ancora terminata. Alle 14,25 decollarono il FhjFw. Fischer e l’Uffz. Tubel per ricercare in mare l’Olt. Kogler, ma dopo due ore di attente ricerche i due aerei ritornarono senza successo. Kogler risultò disperso”. Nello scontro gli americani lamentarono anch'essi una perdita: Lt. Jesse D. Hudson del 325th FG, abbattuto dall'Haupt. Harder appros. 25 miglia a nord di Rimini.
Nello scontro andarono perduti tre Me109 del JG 53 e 77 ed un P-51 del 31st FG USAAF
Piloti S.Ten. Luigi Bandini e M.llo Pilota Pietro Salvatico del 1° Gruppo Caccia ANR abbattuti per errore dai cacciatori del I./JG77
Pilota Capt. D.R.Judd del 1° Sqn. SAAF. Colpito da Flak presso Mercato Saraceno e precipitato in località Gambaccio.
Pilota F/O J.R.Daly del 417° Sqn. RCAF. Colpito da Flak presso Montefotogno e precipitato in località Ponte Maria Maddalena.
Pilota Uffz. Werner Waissnor del 1./NSGr.9
A sudovest di Rimini, i F/O Reynolds e Wingham del 255° Sqn RAF intercettarono uno Stuka. Il Beaufighter inglese ebbe facile ragione del bombardiere tedesco che, colpito nell’abitacolo, fu visto picchiare verso il mare e bruciare per 5 minuti. Si trattava dello Ju 87 D-5 del 1./NSGr.9 W.Nr. 140755 pilotato dall’Uffz. Werner Waissnor, che rimase ucciso; il navigatore Gefr. Hermann Koch riuscì a lanciarsi rimanendo ferito. (da “Ghost Bombers” di Nick Beale). Secondo numerose testimonianze un velivolo tedesco sarebbe precipitato presso Cerasolo una notte d'estate del 1944. E' rimasto anche il ricordo di un aviatore tedesco il quale chiese soccorso nel piccolo paese romagnolo, dopo esservi atterrato con il paracadute. Con ogni probabilità si trattava del Gefr. Koch. Purtroppo motivi contingenti non permettono di effettuare ricerche di alcun tipo.
Pilota Sgt. Jack Robert Greenaway del 112° Sqn. RAF.
La ricostruzione di questo episodio è purtroppo viziata da un errore commesso all'epoca della trascrizione dei rapporti originali. C'è infatti una evidente incongruenza tra l'obiettivo descritto, "mortai presso Coriano", e l'effettiva situazione in cui versava il fronte all'inizio di settembre. Quella mattina i piloti del 112° Sqn. RAF erano decollati per una "close support mission" in aiuto alle truppe di terra e con maggiore probabilità la batteria di mortai era posizionata tra S.Clemente e Morciano. Queste affermazioni sono avvalorate da alcune cancellazioni visibili sul rapporto che non indicano con chiarezza la reale posizione dei mortai. In ogni caso il pilota fu dichiarato disperso nella tarda mattina del 2 settembre dopo l'attacco al suolo. Non essendo disponibili ulteriori notizie ufficiali, si possono solamente fare supposizioni. E' rimasta la notizia di un caccia alleato che si sarebbe schiantato contro uno dei numerosi mulini sul fiume Conca a ovest di Morciano. Il sig. Zanca Firmino all'epoca abitava presso la riva settentrionale del Conca ed assistette all'episodio. Il velivolo, colpito da una mitragliera tedesca, precipitò immediatamente a terra, andando a sbattere contro l'attuale Mulino Binotti. Nel terribile urto, che semidistrusse la costruzione, l'aviatore perse la vita. Non senza ragionevoli dubbi è possibile comunque collegare questo episodio all'abbattimento del Sgt. Greenaway. Il pilota riposa al Coriano Ridge War Cemetery.
Pilota Lt. Gelb del 30° Sqn. SAAF.
Il bombardiere sudafricano fu colpito da flak su Rimini; tutti i membri dell'equipaggio riuscirono a lanciarsi, ma solamente il pilota ed il suo vice, Lt. Robb, rientrarono nelle linee alleate. Degli altri, McNamara morì nel toccare terra mentre Bester, Sneur e Grant furono catturati. Nel libro “La città invisibile” di Fabio Glauco Galli si può leggere la testimonianza di Rodolfo Francesconi di Riccione: "04/09 un bimotore alleato colpito dalla contraerea cade in mare a Riccione".
Pilota Lt. Moodie del 12° Sqn. SAAF.
Colpito in pieno ad un motore, fu visto perdere quota rapidamente e schiantarsi al suolo. Furono scorti due paracadute, più tardi si seppe che il copilota Lt. Zinn era stato tratto in salvo da truppe canadesi. Restarono uccisi il Lt. Moodie, 2nd Lt. Dekenah, F/S Brook e F/S Aldridge, mentre il 2nd Lt. Roodt finì catturato.
Pilota Ofw. Wilhelm Bowing dell'NSGr.9. Abbattuto dal Beaufighter VI F nr. ND172 del S/L Burke 600° Sqn. RAF sul cielo di Montetauro (cfr. Nick Beale,“Ghost Bombers” ).
Pilota 2nd Lt. Paul Lefkow del 86thFG 527th FS.
Colpito da Flak e precipitato presso Castel Bolognese.
Pilota W/O L. Rourke del 111° Sqn. RAF.
Colpito da Flak durante un attacco in località Serra e precipitato presso Castel Bolognese.
Pilota Lt. Armando de Souza Coelho del 350thFG 1BFS.
Colpito da Flak e precipitato presso Mandriole.
Pilota W/O Tasman K. Higgins del 3° Sqn. RAAF. Crash-landing presso Casola Canina.
La quinta operazione giornaliera per il 3° Sqn. RAAF consisteva nell’attaccare cinque tanks tedeschi segnalati nella zona di Castelguelfo. Alle 13,55 decollarono da Cervia quattro Mustang III guidati dal W/O Taylor: gli australiani giunti sul luogo ebbero qualche difficoltà ad individuare il bersaglio a causa del cielo parzialmente nuvoloso. Il leader, approfittando di qualche varco nella coltre nuvolosa, riuscì ad intravedere quelli che credeva essere tre carri nemici ma, effettuando la picchiata per colpirli, si accorse di essersi sbagliato ed evitò di sganciare, cosa che invece non fecero i suoi gregari. Terminato il bombardamento non si ebbero più notizie del W/O Tasman Kenneth Higgins, sparito nelle nubi con il suo Mustang KH638. Il leader W/O Taylor non riuscì a spiegarsi la scomparsa, poiché non vi era stata alcuna reazione contraerea e Higgins non aveva lanciato nessun allarme via radio. Fu osservato a lungo il terreno alla ricerca del Mustang o dei suoi resti, ma le ricerche risultarono vane. I tre australiani atterrarono regolarmente alle 15,15 e Higgins fu dato disperso. I suoi tre compagni non potevano sapere che era precipitato a cinque chilometri di distanza, nei pressi della chiesa di Sellustra: per cause anche a noi ignote, dopo la picchiata si era diretto verso sud volando a bassissima quota, sorvolando il paese di Casola Canina dove spaventò non poche persone che se lo videro quasi piombare sulla testa. Higgins, che evidentemente aveva dei grossi problemi al suo aereo, spanciò in un terreno agricolo dove sradicò parecchi alberi da frutta. Uscì lievemente ferito dall’atterraggio forzato: in paese ci si ricorda ancora dell’avvenimento con molta dovizia di particolari, come ad esempio che era australiano e che venne preso prigioniero dai paracadutisti tedeschi (fallschirmjager) presenti in zona. La prigionia di Higgins non durò che poche ore, in realtà, più che catturato, fu soccorso dai militari tedeschi: durante la ritirata, questi lo lasciarono in un centro medico di soccorso dove venne trovato dai militari alleati dopo la Liberazione. Un trattamento molto diverso toccò invece al suo Mustang: dopo aver prelevato tutta la benzina disponibile, venne incendiato e fatto saltare dai paracadutisti.
Nell'aprile 2010 il figlio del pilota, mr. David Higgins, è venuto in Italia per ripercorrerne le orme. Ha così potuto vedere Fano, sede all'epoca del 3° Sqn. RAAF, il sito dove sorgeva l'aeroporto di Cervia ed il luogo dove fu abbattuto il padre. Il racconto di quella esperienza è pubblicato nel sito del 3° Sqn. RAAF.
Pilota W/O S. Widdowson del 92° Sqn. RAF.
Incidente in atterraggio al rientro da missione di ricognizione zona Casarza-Udine.