• Collisione in volo tra due “Boeing B-17 G”, precipitati a pezzi a cavallo dei due comuni:
- di San Michele al Tagliamento, tra le località di “Prati Nuovi” e “Terzo Bacino”, quest’ultimo noto anche come “Bacino Baseleghe”.
- di Caorle, nella frazione Brussa.
Boeing B-17 G, Serial No. 44-6366, del 341st Bombardment Squadron, [1]
* EQUIPAGGIO di dieci aviatori. Nove deceduti l’11 novembre 1944 ed uno fatto prigioniero: [2] [3] [4]
- Pilota – 1st Lieutenant MILLER John C., Matricola O-821053, figlio di Ediin L., residente a Pitsburg, Pennsylvania, deceduto a 22 anni, ora sepolto nel “Arlington National Cemetery”, Virginia, USA.
- Copilota – 2nd Lieutenant HANS Charles A., Matricola O-539758, Residente a Morton, Texas, USA, catturato l’11 novembre 1944, prigioniero in Germania nello Stalag Luft III di Sagan [nda - Ora Żagań, in Polonia].
- Navigatore – 2nd Lieutenant HOOVER Eugene Carl, Jr, Mtr. O-206266, figlio di Eugene Carl, Sr, residente a Basset, Virginia, deceduto a 20 anni, ora Sepolto al “Roselawn Burial Park” di Martinsville, Virginia, USA.
- Bombardiere – 2nd Lieutenant ALLISON Earl Richard, Mtr. O-722659, figlio di Clide C, residente a Carlisle, deceduto a 23 anni, ora sepolto nel “Westminster Memorial Gardens”, di Carlisle, Pennsylvania, USA.
- Operatore radio – Sergeant NOYES Glenn H., Matricola 17044711, figlio di Samuel N, residente a Canton, South Dakota, deceduto a 23 anni, ora sepolto nel “Black Hills National Cemetery” di Sturgis, South Dakota, USA.
- Motorista e mitragliere torretta superiore – Sergeant THOMAS Eugene Haden, Matricola 34701575, residente a Douglas, Alabama, deceduto a 21 anni, ora sepolto nel “Douglas Cemetery”, Alabama, USA.
- Mitragliere di sinistra – Sergeant CALDERON Ignacio, Mtr. 38122841, figlio di Jose Maria, residente a Santa Rita, New Mexico, deceduto a 24 anni, ora sepolto al “Fort Bliss National Cemetery” di El Paso, Texas, USA.
- Mitragliere di destra – Sergeant SISTI Joseph P., Mtr. 32889631, figlio di Nicholas, residente a Brooklyn, New York, deceduto a 20 anni, ora sepolto a Impruneta (FI) nel "Florence American Cemetery and Memorial".
- Mitragliere torretta ventrale – Sergeant HEARE Frank D., Matricola 38405848, residente a Oklahoma City, Oklahoma, deceduto a 21 anni, ora sepolto nel “Fairlawn Cemetery” di Oklahoma City, Oklahoma, USA.
- Mitragliere di coda – Sergeant STANBURY Donald B., Matricola 36751170, residente a Rockford, Illinois, deceduto a 23 anni, ora sepolto nel “Greenwood Cemetery” di Rockford, Illinois, USA.
Boeing B-17 G, Serial No. 44-6486, del 342st Bombardment Squadron, [5]
* EQUIPAGGIO di dieci aviatori. Otto deceduti l’11 novembre 1944 e due fatti prigionieri: [6] [7] [8]
- Pilota – 2nd Lieutenant BOHONEK, Paul Edward, Mtr. O-768424, figlio di Felix Matthew, residente a Prairie du Chien, deceduto a 21 anni, ora sepolto nel “Calvary Cemetery” di Prairie du Chien, Wisconsin, USA.
- Copilota - 2nd Lieutenant GOELLER George Joseph, Matricola O-768517, figlio di William Edward, residente a Spokane, deceduto a 23 anni, ora sepolto nel “Riverside Memorial Park” di Spokane, Washington, USA.
- Navigatore - 2nd Lieutenant, FLINT John Robert, Matricola O-514755, figlio di Ray Everet, residente a Webster Grovest, Missouri, USA, catturato l’11 novembre 1944, prigioniero in Germania nello Stalag Luft III di Sagan [nda - Ora Żagań, in Polonia].
- “Togglier” [9] – Sergeant BARNER Eldo, Mtr. 37538822, figlio di Samuel M, residente a Belle Plaine, Kansas, deceduto a 20 anni, ora sepolto a Impruneta (FI) nel "Florence American Cemetery and Memorial".
- Operatore radio – Sergeant MARTYN Victor A., Mtr. 32582689, Residente a Buffalo, New York, USA, deceduto a 24 anni, ora sepolto nel “Saint Stanislaus Roman Catholic Cemetery” di Cheektowaga, New York, USA.
- Motorista e mitragliere torretta superiore – Sergeant GULLET Eddie Vern, Matricola 34734863, Residente a Newbern, deceduto a 20 anni, ora sepolto nel “Fairview Cemetery” di Newbern, Tennessee, USA.
- Mitragliere di sinistra – Sergeant LYNDSAY James Benjamin, Matricola 15081658, residente a Kokomo, Indiana, USA, catturato l’11 novembre 1944, prigioniero in Germania nello Stalag Luft IV di Gross Tychow, [nda - Ora Tychowo, in Polonia].
- Mitragliere di destra – Sergeant CHERRANGE Charles Anthony, Mtr. 33082475, figlio di James, residente a North East, Pennsylvania, ora sepolto a Impruneta (FI) nel "Florence American Cemetery and Memorial".
- Mitragliere torretta ventrale – Sergeant BRANSTETTER John Sanford, Mtr. 19201983, residente a Sacramento, morto a 19 anni, ora sepolto nel “Golden Gate National Cemetery” di San Bruno, California, USA.
- Mitragliere di coda – Sergeant WILLISON Vernon J., Matricola 37486724, figlio di Omer C, residente a Clarinda, deceduto a 19 anni, ora sepolto nel “Clarinda Cemetery”, Clarinda, Iowa, USA.
• Il proprietario di una azienda agricola in località Brussa, raccontò ad Alessandro, che negli anni precedenti ai lavori di ristrutturazione della sede aziendale, all’esterno dell’edificio esistevano due pale d’elica di un bombardiere precipitato in zona durante la seconda guerra mondiale, che purtroppo andarono perse durante la ristrutturazione.
Il proprietario ci disse che la storia dell’aereo era nota a Sergio Rocchio, ex gestore di quell’azienda, il quale avrebbe potuto indicare con maggiore esattezza i luoghi in cui erano stati rinvenuti altri frammenti del bombardiere.
All’inizio di gennaio 2020 riuscimmo a incontrare Sergio che, pur avendo iniziato a lavorare in azienda dopo il conflitto, conosceva la vicenda del bombardiere grazie ai racconti tramandati dai lavoratori agricoli della tenuta. Sergio, dopo averci raccontato ciò che aveva appreso nel corso degli anni, ci fece conoscere il signor Mario Salvadego, abitante da sempre a Brussa, che all’epoca dei fatti era un bambino di dieci anni e custodiva ancora ricordi limpidi e toccanti di quel periodo.
Sergio e Mario ci accompagnarono in una zona che, nella mappa IGM, compare con il nome di “Bonifica Cason Vecchio”, frutto delle imponenti opere di bonifica realizzate tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. [10]
Mario ci raccontò che ogni giorno osservava incuriosito le scie di condensazione lasciate dagli aerei che solcavano il cielo ad alta quota; in alcune occasioni aveva persino assistito ad accaniti combattimenti aerei. Il bombardiere precipitò in inverno, quel giorno però non vide nulla perché il cielo era completamente coperto dalle nuvole. Poteva solamente udire il rombo dei motori degli aerei che volavano sopra lo strato di nuvole. All’improvviso un boato potentissimo squarciò l’aria e, poco dopo, dal cielo cominciarono a precipitare rottami insieme a diversi paracadute. Alcuni di essi finirono in zone allora sommerse e inaccessibili, proprio come quella che stavamo attraversando in quel momento. L’unico modo per raggiungere i relitti era attendere che il gelo invernale indurisse il terreno a sufficienza da renderlo praticabile.
Quando il ghiaccio si formò, lui e i suoi amici poterono avventurarsi fino ai resti del bombardiere precipitati laggiù, spinti dalla speranza di recuperare qualcosa o, più semplicemente, dalla curiosità. Nei suoi ricordi di ragazzino erano rimasti impressi i grovigli di fili metallici e di cavi elettrici colorati che spuntavano dai rottami contorti.
Per prima cosa, Mario ci condusse al campo dov’era precipitato una parte di bombardiere. Sergio si ricordò che dopo la guerra, proprio lì fu scoperto un motore durante lo scavo per la sistemazione di alcuni canali di drenaggio. Poi, ci trasferimmo a mezzo chilometro di distanza, in un luogo dov’era precipitata un’altra sezione dell’aereo con poco discosto il corpo di un aviatore coperto da una lastra di ghiaccio, con il volto rivolto verso l’alto, una visione che impressionò profondamente il giovane Mario.
In quei campi abbiamo trovato frammenti di alluminio aeronautico, prova che un aereo era effettivamente precipitato, ma senza segni distintivi utili a identificare il modello di velivolo. Gli unici elementi certi che potevamo ricavare dalla testimonianza di Mario erano che l’incidente era avvenuto d’inverno e in pieno giorno. Considerando che i bombardieri britannici agivano per lo più di notte, mentre di giorno operavano quelli americani dell’USAAF, decidemmo di concentrare le ricerche sui rapporti di scomparsa degli equipaggi statunitensi (Missing Air Crew Reports, MACR) avvenuti durante gli inverni del 1943, 1944 e 1945.
Il paziente lavoro di consultazione dei numerosi rapporti ci portò a un risultato tutt’altro che comune: non si trattava di un solo velivolo, ma di due bombardieri B 17 “Flying Fortress”. Le relazioni esaminate confermarono che l’11 novembre 1944 entrambi erano diretti verso l’Austria e che entrarono in collisione, mentre sorvolavano i territori di San Michele al Tagliamento e Caorle. L’impatto disperse rottami e corpi degli aviatori sulle vaste bonifiche degli anni Venti nelle aree di Brussa e Terzo Bacino, quest’ultimo noto anche come Bacino Baseleghe. [11]
Quanto accadde a San Michele al Tagliamento lo conosciamo grazie al contributo di Massimiliano Galasso, storico locale e membro dell’Associazione Culturale Il Timent, attiva nella ricerca e nella pubblicazione di studi sul territorio del Tagliamento e, in particolare, sul comune di San Michele al Tagliamento.
Massimiliano ci mise in contatto con Luigi Terrida, classe 1937, noto collezionista e restauratore di moto Guzzi d’epoca, cresciuto con la passione per la meccanica ereditata dal padre, meccanico di motociclette. Con la stessa cura e attenzione, ha conservato la memoria di alcuni fatti accaduti a Cesarolo e dintorni, annotandoli su foglietti a quadretti: tra questi anche la vicenda di un bombardiere precipitato nel 1944, quando Lui aveva sette anni. Non assistette direttamente all’incidente, ma nei suoi foglietti annotò ciò che ricordava e quanto apprese negli anni successivi. Racconta che si trattava di un B 17 precipitato nel 1944 nei pressi dell’idrovora del Terzo Bacino. Lo stesso giorno un altro bombardiere cadde a Brussa, forse appartenente alla stessa formazione.
Secondo Lui, il velivolo caduto a Terzo Bacino aveva già problemi in volo perché perse il controllo è toccò quello precipitato a Brussa. I deceduti furono sei; uno venne ritrovato solo alcuni giorni dopo, ancora nella torretta sferica ventrale. Le salme furono sepolte nella prima fila del cimitero di Cesarolo. Nel 1957 o nel 1958 alcuni familiari giunsero sul posto per vedere dove i loro figli persero la vita. [12]
LA STORIA DEI DUE BOMBARDIERI
Le condizioni meteorologiche della prima metà di novembre 1944 erano talmente avverse da ridurre significativamente le operazioni di bombardamento strategico gestite dalla 15th Air Force dell’USAAF, al punto da dover sospendere completamente le attività il 9 e il 10 novembre. Le condizioni se pur di poco migliorano il giorno dopo, sabato 11, permettendo ai bombardieri e alle loro scorte di decollare per bombardare gli obiettivi in Germania, Austria e Italia, essenziali per ostacolare e interrompere i rifornimenti all’esercito germanico. [13]
Al mattino, centoventi bombardieri B-17 appartenenti a quattro squadriglie da bombardamento pesante del 97th Bomber Group, il 340th, il 341st, il 342nd e il 414th, decollarono dagli aeroporti in Puglia diretti verso lo scalo ferroviario della città austriaca di Salisburgo [14]; si riunirono poi sull’Adriatico per attendere i caccia di scorta e formare le “Combat Box”, formazione concepita per posizionare gli aerei in modo tale da sganciare le bombe senza interferenze fra loro e, soprattutto, per consentire una difesa reciproca di ogni bombardiere contro gli attacchi dei caccia nemici, grazie alle numerose mitragliatrici installate in ogni velivolo.
Terminate queste operazioni, si avviarono verso nord/ovest impostando la solita rotta al centro dell’Adriatico e poco prima di giungere sulla terraferma tra Portogruaro e Bibione, aumentarono l’altitudine di volo per eludere la caccia nemica. Sfortunatamente, la densa coltre di nuvole presente in loco aveva ridotto la visibilità a zero, rendendo difficile ai bombardieri mantenere la posizione all’interno delle “Combat Box”. Fu allora che alle 10:18, i due B-17 si scontrarono in volo: quello pilotato da Miller [Serial No. 44-6366] del 341st B.S., perse il muso e l’ala sinistra, scomparendo immediatamente al disotto delle nuvole [15], mentre quello condotto da Bohonek [Serial No. 44-6486] del 342nd B.S., sembrò continuare il volo apparentemente intatto. [16]
Così testimoniarono due mitraglieri a bordo di altri due B-17 dello stesso gruppo; in realtà, entrambi si distrussero in volo, disperdendo parti delle loro strutture e gli aviatori tra i comuni di San Michele al Tagliamento e di Caorle. Solamente in tre riuscirono a salvarsi con il paracadute e furono subito catturati: il copilota Hans Charles del [Serial No.44-6366], e il navigatore Flint John con il mitragliere Lindsay James del [Serial No. 44-6486]. In base a due rapporti distinti, redatti dai tedeschi, gli altri diciassette furono ritrovati senza vita in due momenti diversi, dispersi nei campi o tra i resti degli aerei.
Dodici corpi appartenenti ad entrambe i B17 furono recuperati lo stesso giorno dell’incidente e nei giorni immediatamente successivi nel territorio di San Michele al Tagliamento, nell’area indicata con “Baseleghe”, però solo quattro identificabili. Tutti inumati nel cimitero di Cesarolo. [17]
Altri cinque corpi del solo B17 [Serial No. 44-6486], tre noti e due ignoti, furono recuperati più di un mese dopo fra i relitti precipitati nella zona allagata di “Brussa”, la stessa che visitammo con Mario a gennaio del 2020, resa finalmente percorribile per la presenza del ghiaccio. Questi però furono sepolti a Concordia Sagittaria. [18] I tre sopravvissuti furono catturati e tradotti in campi di prigionia in Germania, rientrando negli Stati Uniti a Guerra finita. Al rientro solo il copilota Hans del B-17 [Serial No.44-6366] fornì una testimonianza di quel giorno. [19] Raccontò che, poco dopo aver ricevuto l’ordine di indossare le maschere per l’ossigeno al fine di aumentare la quota di volo, il suo B-17 [Serial No.44-6366] fu colpito dall’altro [Serial No. 44-6486], che staccò l’ala sinistra e asportò il muso, uccidendo sul colpo il navigatore e il bombardiere che erano all’interno. Qualcuno si lanciò, purtroppo la maggior parte non riuscì ad abbandonare gli aeromobili e perirono trascinati a terra dalle altre parti dei velivoli.
Lui e un altro, che non poté identificare, riuscirono a lasciare l’aereo in tempo con il paracadute. Vide anche il mitragliere di coda e quello laterale lanciarsi dall’altro velivolo; lui atterrò in acqua a circa 200 iarde [nda – 180m] dalla costa, si liberò del paracadute mentre un soldato italiano iniziò a sparare verso di lui; nuotando si allontanò, e poco dopo un pescatore italiano lo avvicinò con una barca, facendogli segno di salire.
Navigarono per circa tre miglia [nda – circa 5 km] lungo un canale, fino a raggiungere un villaggio di pescatori composto da capanne di canna palustre, [nda - i famosi “Casoni”], con attrezzi da pesca appesi ai tetti e alle pareti. Dopo aver trascorso circa tre ore con la famiglia composta da un uomo di circa cinquantacinque anni, da una donna di quarantacinque e dalle loro due giovani figlie, venne infine consegnato ai tedeschi che lo trasferirono ancora più a nord, fino ai loro alloggi situati in un edificio di mattoni.
Hans era convinto di essere stato consegnato ai tedeschi in cambio di denaro, per questo motivo il risentimento era tale, che si propose di ritornare volentieri in Italia per identificare e perseguire la famiglia che lo aveva tradito. In realtà non possiamo sapere come andarono davvero le cose. Per l’aviatore americano quella famiglia lo aveva venduto, mentre è molto più probabile che fosse stata costretta a consegnarlo anche senza ricompensa, perché scoperta ad ospitare il nemico e di conseguenza evitare le feroci ritorsioni inflitte ai civili che offrivano aiuto.
LE TESTIMONIANZE PRESENTI NELLA BIBLIOGRAFIA STORICA LOCALE
Di Latisana:
In tre pubblicazioni di storia locale, viene proposto l’interessante resoconto di Aida Luisa Moretti, all’epoca impiegata comunale a Latisana, che raccolse con notevole rigore una lista personale delle incursioni aeree alleate. Nel suo elenco, ordinato e dettagliato, figurano settantacinque episodi che coinvolsero Latisana e la vicina San Michele al Tagliamento, più volte bersaglio delle incursioni alleate dei ponti sul Tagliamento, stradale e ferroviario.
Per l’undici novembre, Moretti registra la sedicesima e la diciassettesima incursione: [20]
16^) Ore 11:00. 5 quadrimotori ad alta quota colpiscono il centro della piazza. Due di essi si scontrano e precipitano sulla fabbrica.
17^) Ore 12:00. Diciotto bombardieri Mitchell spezzano il ponte ferroviario.
In effetti, come descritto nella 16^ incursione, alle 11:00 sul cielo di Latisana si presentarono “5 quadrimotori” tipo B-24 “Liberator” però appartenenti al 376th Bombardment Group dell’USAAF, appositamente inviati a Latisana per sganciare 14 tonnellate di bombe sul ponte ferroviario. [21]
È quindi comprensibile che l’impiegata abbia fuso in un unico episodio questo bombardamento di cinque B-24 con la collisione avvenuta circa un’ora prima, alle 10:18, tra i due B 17 “Flying Fortress” del 97th Bombardment Group di questa ricerca, che stavano semplicemente transitando verso l’Austria e non erano diretti a colpire Latisana.
La località indicata come “fabbrica”, segnata come punto di caduta, è con ogni probabilità da riferire non a un complesso industriale di Latisana, ma ad una località situata nel vicino comune di San Michele al Tagliamento. A sud di Cesarolo, il toponimo “La Fabbrica” identifica ancora oggi l’area conosciuta come “Marinella”. In origine indicava il fabbricato più grande e rappresentativo della “Tenuta Agricola Beltrame”, un complesso ormai scomparso. Il nome “Marinella” venne introdotto solo in seguito, quando il proprietario decise di dedicare quella località alla nipote appena nata, la piccola Marina, chiamata affettuosamente Marinella. Da allora le costruzioni dell’azienda furono rinominate “Azienda agricola Marinella”, i cui edifici — oggi in abbandono — sono tuttora visibili. (informazione resa possibile grazie a Massimiliano Galasso dell’Associazione Culturale Il Timent).
Di san Michele al Tagliamento:
Le Testimonianze sui due bombardieri sono presenti in due diverse pubblicazioni. La prima è la testimonianza di Ferdinando Ravagli, che nel racconto “Duelli aerei nei nostri cieli. La mia personale testimonianza” ripercorre gli episodi aeronautici a cui assistette, tra cui il passaggio quasi quotidiano dei numerosi bombardieri alleati, fra le quali descrive con andamento quasi cinematografico, attimo dopo attimo, la dinamica della collisione fra i due B 17. [22]
“Non ricordo esattamente la data, ma mi sembrava si trattasse dell’autunno 1944. … La mattina cui si riferisce il presente ricordo era una qualsiasi mattina senza particolari degni di nota. Già diverse formazioni ci erano passate sopra quando, verso Sud si udì il rumore sordo e potente di un’altra ondata di aerei che si avvicinavano. … Due formazioni si trovarono improvvisamente a volare una sopra l’altra. Fatalmente, forse un vuoto d’aria, uno degli aerei che si trovava nella formazione superiore ebbe come un sobbalzo, si abbassò velocemente ed andò ad urtare un aereo della formazione inferiore. Per un attimo i due aerei persero velocemente velocità rimanendo vistosamente distaccati dai compagni di volo, poi quasi si fermarono, come fossero sospesi nell’aria. Passarono brevi attimi. Sotto i due aerei avvinghiati vedemmo apparire tanti «fiori bianchi», erano i paracaduti aperti con appesi tanti puntini neri che facilmente immaginammo essere gli equipaggi dei due aerei. Subito dopo che i paracaduti si erano aperti, sopra di loro, apparve un bagliore enorme, folgorante, seguito da uno scoppio tremendo. I due aerei, ridotti in infiniti pezzi, caddero disordinatamente verso terra. Sapemmo poi che il fatto era successo sopra la località “Brussa”, in comune di Caorle.
La seconda testimonianza è contenuta nel volume “Cesarolo tra il XVII e il XX secolo”. Sebbene meno precisa, offre comunque indicazioni preziose sulla zona in cui si dispersero alcune parti dei bombardieri. [23] Nel testo si legge: “Furono abbattuti dai colpi di mitraglia partiti dai presidi della Flack [24] anche due caccia Alleati, che andarono a schiantarsi nella palude tra Quarto Bacino e Prati Nuovi. Giunti sul posto, i fratellastri Benito Cipriani e Costantino Visentin si avvicinarono all’aereo ed aprendone una botola rotolò a terra il corpo del pilota, che fu sepolto nel cimitero di Cesarolo (da dove fu riesumato nel dopoguerra).”
Nonostante l’assenza di una data, diversi elementi del racconto — il corpo del pilota “rotolato a terra” dall’apertura di una botola, e la successiva sepoltura a Cesarolo — rendono plausibile che i due fratellastri si siano imbattuti in due parti di uno dei due B 17 precipitati l’11 novembre 1944. I caccia, infatti, per le loro ridotte dimensioni non dispongono di botole, perché il pilota vi accede calandosi direttamente dall’alto nell’abitacolo. Le botole sono invece caratteristiche dei velivoli di maggiori dimensioni, come i bombardieri, che servono all’equipaggio per entrare, uscire o abbandonare il velivolo in caso di emergenza. Il riferimento al corpo sepolto a Cesarolo e riesumato nel dopoguerra, coincide con la sorte toccata agli aviatori dei due B 17, effettivamente tumulati in quel cimitero e poi riesumati nel dopoguerra. [25]
COSA RESTA
L’area di Prati Nuovi, di Marinella, di Baseleghe (Terzo Bacino) e di Quarto Bacino, nel comune di San Michele al Tagliamento, e quella della “Bonifica Cason Vecchio” a Brussa, conservano ancora oggi la vocazione agricola di allora. Dei due bombardieri, però, non resta più alcun segno visibile. Ciò che accadde l’11 novembre 1944 sopravvive unicamente nella storiografia locale e nei ricordi di alcuni abitanti, ultimi custodi di una vicenda che risale a più di ottant’anni fa.
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NOTE AL TESTO
[1] – National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA Documento “Missing Air Crew Report” (MACR) No. 9860 – Contiene i rapporti, i documenti e le testimonianze sui fatti accaduti all’equipaggio del bombardiere.
[2] – Dati sull’equipaggio, da MACR di nota [1].
[3] – Luoghi di sepoltura dal Sito: https://www.findagrave.com.
[4] – Luoghi di prigionia dall’archivio: National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA - “Records of World War II Prisoners of War”, Record Group 389.
[5] – National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA Documento “Missing Air Crew Report” (MACR) No. 9861 – Contiene i rapporti, i documenti e le testimonianze sui fatti accaduti all’equipaggio del bombardiere.
[6] – Dati sull’equipaggio, da MACR di nota [5].
[7] – Luoghi di sepoltura dal Sito di nota [3].
[8] – Luoghi di prigionia dall’archivio di nota [4]
[9] – Il “Toglier” era un sottufficiale incaricato di azionare l’interruttore di rilascio delle bombe del bombardiere sul quale era imbarcato, quando l’ufficiale “Bombardiere” a bordo del velivolo del comandante di squadriglia, impartiva per radio a tutti bombardieri l’ordine “Bombs Away”, garantendo in questo modo lo sgancio simultaneo delle bombe di tutta la formazione.
[10] – Mappa IGM scala 1:50.000, Foglio 53-IV “Foce del Tagliamento”, rilievo del 1927.
[11] – MACR di nota [1] e [5].
[12] – Intervista del 1° agosto 2026, a Cesarolo con Luigi Terrida.
[13 - 14] - Libro “Fifteenth Air Force against the Axis: Combat Missions over Europe during World War II”, Kevin A. Mahoney (ed. The Scarecrow Press Inc, UK 2013) Pag. 274 e 275.
[15] – MACR di nota [1].
[16] – MACR di nota [5].
[17] – National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA. Documenti: “German Amerikaner Vorgaenge (AV) Reports” AV1676/45 e AV2119/45 – Due rapporti germanici sul recupero e sepoltura a Cesarolo dei corpi degli aviatori, rinvenuti nella zona di “Baseleghe”. Gli aviatori identificati furono: Il navigatore Hoover, l’operatore radio Noyes, il mitragliere Sisti e il “Togglier” Barner.
[18] – National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA. Documento: “Downed Allied Aircraft Reports” KSU 2412 – Relazione germanica del “Reparto recupero aeronautico della Luftwaffe 90/1”, sull’esame dei resti dei due bombardieri precipitati l’11 novembre 1944. Gli aviatori identificati erano: il pilota Bohonek, il copilota Goeller e il mitragliere Cherrange.
[19] – MACR di nota [1].
[20] – Pubblicazioni:
- “La Bassa/2” (Ass. culturale “La Bassa”, Latisana 1980), Pag. da 56 a 57;
- “Vicende belliche nel latisanese”, Fantin Enrico (Ass. culturale “La Bassa”, Latisana 1994), Pag. 135;
- “Latisana città martire”, M.G.B. Altan (Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco, 1994), Pag. 93.
[21] – Archivio del “Air Force Historical Research Agency” (AFHRA)”, sede nella “Maxwell Air Force Base”, in Montgomery, Alabama, USA – “Mission Report No. 369”, REEL (Bobina) B0363, fotogrammi da 0205 a 0207 – Rapporto di missione N° 369 del 376th Bombardment Group: “Hour 1100: 5 aircrafts dropped 14 tons of 1000 RDX bombs [nda – Bombe ad alto esplosivo] on Latisana Railroad bridge.”.
[22] – Pubblicazione: “Il Timent” n°76, (Edizioni “Il Timent”, San Michele al Tagliamento), 2008, Pag. 25.
[23] – Libro: “Cesarolo tra il XVII e il XX secolo”, G. Bivi, M. Galasso, e A. Meotto (Edizioni “Il Timent”, San Michele al Tagliamento), 2005, Pag. 61.
[24] – Flak è un termine tedesco, acronimo di Flugabwehrkanone (o Fliegerabwehrkanone), che significa cannone contraereo. In questo caso il termine è riferito alle postazioni contraeree disposte a difesa dei due ponti sul Tagliamento.
[25] – Vedi nota [17].