2 agosto 1944, Orgiano (VI), frazione Pilastro: Sergente Pilota CIMATTI Paolo – Macchi C 205 “Veltro”

Ricerca storica di Fabio Chinellato e Luca Milan. (Aggiornato a marzo 2026) [A]

Nato il 7 settembre 1921 a San Bartolo di Ravenna, figlio di Antonio e Ida Mazzoni.

* Sergente Pilota della 2^ squadriglia “Vespa arrabbiata” del 1° gruppo Caccia “Asso di bastoni” dell’Aviazione Nazionale Repubblicana (ANR).

* Deceduto a 23 anni il 2 agosto 1944, precipitando a causa di fuoco amico ad Orgiano, località Pilastro. Sepolto nel Cimitero Monumentale di Vicenza, nell’Ossario Caduti per la Patria, galleria B, tomba 373.

Tra il 1943 e il 1945 il cielo sovrastante i colli Berici e Euganei fu testimone silenzioso di continue incursioni delle forze aeree Alleate, contrastate strenuamente dai caccia della Aeronautica Nazionale Repubblicana e della Luftwaffe, in uno di questi scontri si verificò un episodio di “Blue-on-Blue” come definiremo oggigiorno, ovvero fuoco amico, che il mattino del 2 agosto 1944 coinvolse i caccia italiani del 1° Gruppo Caccia ANR, purtroppo con esito tragico per il sergente Paolo Cimatti della seconda squadriglia “Vespe arrabbiate”. Questo evento era frequente nella bolgia dei combattimenti aerei dell’epoca, in cui erano impegnati decine di aeroplani. Di questo episodio abbiamo avuto la fortuna di potere raccogliere le testimonianze da chi ha vissuto la battaglia nel cielo e da chi ha assistito da terra allo scontro.

il Tenente Franco Storchi, pilota 2^ squadriglia del 1° gruppo Caccia, nel suo diario [1] ha descritto dettagliatamente quel che avvenne quel mattino di agosto durante l’azione del 1° Gruppo Caccia, guidata dal leggendario Maggiore Adriano Visconti, comandante del Gruppo, che decollò dall’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza con una sezione di Macchi MC205 “Veltro” della 2^ squadriglia, guidata proprio da Visconti, assieme ai Fiat G55 “Centauro” della 3^ squadriglia, mandati a fornire copertura aerea sulle vie di comunicazione e le città venete in previsione delle ormai quotidiane incursioni delle formazioni aeree alleate.

Cosi racconta il Tenente Storchi: “Otto precise, i gigetti [NdA – i FIAT G55] come d’accordo attaccano e girano sul campo facendo quota ed i Macchi attendono il via dal Comandante Visconti. Nella nostra formazione manca ancora un Macchi, giro lo sguardo per vedere se giunge il ritardatario e vedo il n°11 ancora dentro il suo box che rifiuta di mettersi in moto. Le temperature dei nostri motori si stanno facendo troppo elevate il che ci impedisce di attendere oltre il puledro recalcitrante.

Al cenno di Visconti i Macchi Saettano veloci come per recuperare il tempo perduto in attesa. A 2000 metri, prima di abbandonare il campo dando un’ultima occhiata di sfuggita, scorgo il classico polverone sollevato da un aeroplano in decollo, è il n° 11 che ha messo giudizio, speriamo che riesca a raggiungerci, noi voliamo a quota media, la missione della giornata consiste nel pizzicare delle formazioni di cacciabombardieri che quasi ogni giorno dalle otto alle nove mitragliano l’autostrada impendendone, per quelle ore, il traffico.

Per una trentina di minuti incrociamo nella zona in attesa di comunicazioni radio per agire, ma al momento buono anziché cacciabombardieri ci vengono segnalati quadrimotori in volo sulla pianura padana. La scorta, secondo i radiolocalizzatori, dovrebbe consistere in “Mustang”, “Spitfires” …Da un repentino batter d’ali del comandante s’intuisce che l’atmosfera sta rapidamente riscaldandosi, il suo apparecchio vira secco a destra seguito contemporaneamente da tutti noi nella manovra e subito appare contro il sole una sagoma di un aeroplano che ci sta puntando con un leggero vantaggio di quota. Data la sua posizione lo si vede male, il sole, colpendoci di fronte, ci toglie tutta la visibilità, sarà solo o sarà solo il primo di una formazione?

Giunti a 1000 m di distanza il Magg. Visconti apre il fuoco e contemporaneamente le nostre armi seguono l’esempio. È un brevissimo attimo, fatto l’attacco frontale, c’incrociamo ad oltre 1400 chilometri all’ora [NdA – La somma delle velocità dei due velivoli].

Lo strano attaccante con rovesciamento secco e poi con brusche virate cerca di sottrarsi al nostro inseguimento. Vengono ancora sparate brevi raffiche da distanza senza precisione poi, a causa della fortissima velocità acquistata nell’affondata, non riusciamo a seguirlo dopo un a brusca virata. Tornati in quota la radio ci ordina di rientrare; nella zona tutto è tornato alla calma, l’ultima formazione di bombardieri, circa 12 sta sorvolando il Po, nei pressi di Mantova con rotta Sud.

Dopo l’atterraggio apprendiamo che è partito anche il Serg. Cimatti ma non è riuscito, si vede, ad agganciarsi a causa del suo ritardo, dovrebbe essere anche lui di ritorno perché ormai è al limite dell’autonomia”.

Terminato il rapporto dopo la missione, i piloti del 1° gruppo attendono con ansia il rientro di Cimatti, ma i minuti passano e vanno oltre a quelli dell’autonomia del caccia, ansia e dubbi crescono; che possa essere stato colpito dal fuoco avversario? Che abbia subito un un’avaria? oppure esaurito il carburante? Che sia atterrato in un altro aeroporto o costretto a un atterraggio forzato fuori campo? Cominciano a contattare le varie basi, ma nessuno conferma l’atterraggio, alle prime ore del pomeriggio un’informazione pervenuta da un comando tedesco a 50 km ad ovest di Vicenza fredda le speranze degli uomini di Visconti, in zona è precipitato in fiamme un aereo italiano il pilota, un sergente, è deceduto. Le parole di Storchi evidenziano lo stato emotivo dei piloti nel ricevere la notizia:

“Lentamente una strana e assurda convinzione comincia a farsi strada nei nostri cervelli … Ci guardiamo in faccia sgomenti, ognuno formula contemporaneamente il medesimo pensiero, ma non si osa confessarlo. Il Maggiore Visconti mi chiama d’urgenza al comando tattico e quando mi trovo al suo cospetto quasi leggo nei suoi occhi la medesima espressione di dolore marcata negli occhi di tutti i piloti.

Immediatamente partiamo in macchina per il luogo della sciagura. Sul posto, nelle vicinanze di una casa colonica ritroviamo il Macchi completamente distrutto dalle fiamme; sulla terra è stampata a caratteri di fuoco la grande croce.

L’ultima fase della rovinosa caduta l’apprendiamo da un contadino del luogo, il quale stava tranquillamente lavorando nei campi. “Sembrava una V1, ci racconta, con quella lunga coda di fuoco; ad un tratto si è staccata una parte della macchina e subito ne è uscito il pilota che è caduto presso la casa”.

Evidentemente il povero Sergente Cimatti ha cercato in extremis di lanciarsi col paracadute, ma data la bassissima quota, la calotta non ha potuto aprirsi completamente. Il terreno ancora umido per la recente pioggia, conserva l’impronta del corpo del pilota caduto, il braccio sinistro è disteso in avanti mentre il destro è raccolto all’altezza del moschettone di sgancio.

Al cimitero del piccolo villaggio, disteso su un tavolato di marmo giace il corpo dello sfortunato collega, la morte violenta non ha deturpato i lineamenti, il suo volto è stranamente sereno, solo un rivolo di sangue s’è coagulato sul labbro e sul lobo dell’orecchio.

Il rito funebre è ormai cosa nostra, il feretro viene portato a spalle dai piloti che più gli erano amici, quelli stessi che per un assurdo errore, gli hanno tolto la vita”. Un picchetto di Avieri rende gli onori delle armi al caduto e anche Cimatti ha raggiunto la squadriglia degli eroi nel cielo della Gloria.

Non a torto, al ministero dell’aeronautica, ci hanno affibbiato il nomignolo di “Gruppo del Crisantema”.

Testimonianza drammatica e terribile quella di Franco Storchi che con il suo diario ha tramandato le gesta i sentimenti e le emozioni provate dai piloti dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana.

Il racconto dell’abbattimento di Paolo Cimatti è riportato, seppur in modo meno preciso e dettagliato rispetto al racconto di Storchi, anche nelle memorie del Sergente Luigi di Cecco, trascritte nel libro “Vespa Arrabbiata”, anche lui gregario di Visconti in quella stessa missione del 2 agosto 1944. [2]

Ma dove si schiantò il Veltro di Paolo Cimatti? L’aereo precipitò nei pressi della frazione Pilastro del comune di Orgiano, località vicentina situata alle pendici orientali dei colli Berici; naturalmente, dato il periodo estivo molta gente da terra alzò lo sguardo al cielo per assistere al combattimento fratricida, ritenendo si trattasse di uno degli ormai quasi quotidiani combattimenti tra caccia alleati e tedeschi o italiani.

Fra gli spettatori c’era un ragazzino di Colloredo paese confinate a Orgiano, Giovanni Fattori, che al tempo aveva dieci anni, autore in età matura del libro “Colloredo, storia di una piccola comunità” [3], dove nel capitolo “Agosto 44, ore 11, il cielo brucia sopra Pilastro” descrive ciò che vide e provò quella tragica giornata:

“Il sole picchiava forte quella mattina dei primi di agosto 1944. Noi ragazzini nascosti in una piantagione di canapa, scrutavamo le grandi formazioni aeree delle Fortezze Volanti alleate che a ondate successive per ore e ore solcavano il cielo in direzione nord, tracciando lunghe vie di condensazione, così numerose da annebbiare la volta celeste.

La battaglia aerea fu terribile, un velivolo alleato viene colpito e precipita in direzione di Asigliano, il caccia italiano, braccato da tre caccia alleati compie vertiginose virate ma bersagliato dal fuoco incrociato delle mitragliatrici viene colpito: cadendo disegna nel cielo un grande arco nerastro, una lunga scia di fumo che esce dal motore in fiamme che, in avaria, rantola paurosamente, lo vediamo cadere non lontano da noi in direzione Pilastro. Il pilota tenta un disperato lancio ma ha solo un centinaio di metri di quota e il paracadute non ha il tempo di aprirsi; cade tra due morari (gelsi) sprofondando nel terreno umido con le pupille dilatate che fissano immobili il cielo terso. Corre voce sia uno studente universitario romagnolo, uno degli ottantamila arruolati nelle file della repubblica di Salò.

Anche noi ragazzi ci precipitiamo scalzi verso le Cree Storte del Pilastro. Sul posto troviamo la carcassa fumante del velivolo, dilaniata dalle ripetute esplosioni delle munizioni. Alcuni ardimentosi (Dino e Ampelio Valentini) si erano subito impossessati dell’elica ma, rincorsi dai soldati tedeschi immediatamente sopraggiunti, costretti a restituire il souvenir con persuasivi calci nel sedere. Lino Frison, proprietario del terreno, era piuttosto indaffarato a scacciare i numerosi intrusi dal suo campo malandato. Giungono di lì a poco anche i militi della RSI che constatata l’impossibilità di recuperare l’aereo, caricano su di una camionetta il corpo esanime del povero pilota”.

Abbiamo riportato integralmente quanto scritto dal Ten. Storchi e da Giovanni Fattore, perché dalle loro parole traspira il sentimento provato durante quella esperienza, vissuta da due prospettive differenti, parole che sono anche una finestra temporale su quella che è stata la guerra sui nostri cieli in quei terribili anni.

Giovanni Fattori è oggi un arzillo ottantanovenne che abbiamo avuto il piacere di incontrare nel suo paese di origine, e ci ha concesso il privilegio di ascoltare dalla sua viva voce quanto vissuto quel giorno, aggiungendo anche aneddoti non riportati nel suo libro, che conserva nella sua vivida memoria; racconta che la loro innocente curiosità di ragazzini, li portò a stendersi nell’impronta lasciata sul terreno bagnato dal corpo del povero Cimatti, rendendosi conto con stupore che era enorme in confronto alla loro piccola corporatura.

Giovanni, alla nostra richiesta sulla possibilità di ritrovare reperti del velivolo, ricorda che il relitto del “Veltro” era rimasto in superficie, e dopo essere stato spogliato di quanto era possibile riutilizzare come attrezzi da lavoro e masserizie, fu venduto come “ferro vecchio” da una famiglia, con il cui ricavato acquistò un maiale, una vera ricchezza per quel periodo di restrizioni belliche.

Unica testimonianza giunta sino a noi del “Veltro” di Cimatti è il seggiolino corazzato del pilota, ora visibile in una sala del “Museo Civico della Civiltà Contadina: Storia-Memoria” di Colloredo (VI), purtroppo montato a rovescio sul supporto espositivo e con la didascalia errata, che riporta un Fiat G 55 invece di un Macchi C205. Presso la base del 2° Stormo dell’Aeronautica Militare di Campoformido, a Pasian di Prato (UD), esiste il “Monumento ai caduti del 1° e 2° Gruppo Caccia”, alla base del quale c’è una lapide con la lista di tutti i piloti caduti, fra i quali compare anche quello del Serg. Cimatti Paolo.

Alla storia di Cimatti ha dedicato una ricerca, con ulteriori dettagli sulla vicenda, anche il prof. Mirco Ferretto da Pilastro, pubblicandola nel libro “Una Vespa caduta a Pilastro” [4], riferendosi con il sostantivo “Vespa” allo stemma detto “Vespa arrabbiata” dipinto sul fianco anteriore di ogni caccia della 2^ Squadriglia di Cimatti.

La prima versione di questa ricerca è arrivata anche nelle mani della nipote del sergente Cimatti, la signora Gabriella Cimatti. Dopo averla letta con grande piacere, ci ha contattati per esprimerci la sua gratitudine e ha voluto condividere con noi altri dettagli delle vita del sergente comprese alcune fotografie e il “Libretto personale di volo” dello “Zio Paolo”, come il sergente Cimatti è affettuosamente ricordato in famiglia.

Come ci ha raccontato la signora Gabriella, Paolo viveva in Istria, dove la famiglia si era trasferita per motivi di lavoro. Il volo era sempre stato una delle sue più grandi passioni; così, al compimento dei vent’anni [NdA - La maggiore età dell’epoca] presentò domanda di arruolamento nella Regia Aeronautica, che venne accolta.

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Il “Libretto personale di volo”

Le note del “Libretto personale di volo”, ci permettono di seguire passo dopo passo il percorso addestrativo e operativo di Paolo Cimatti, a partire dal primo volo fino agli ultimi combattimenti che precedettero la sua scomparsa.

Paolo inizia la sua esperienza aviatoria nel giugno 1941 come “Allievo Sergente”, frequentando il corso per sottufficiali presso la “Scuola di pilotaggio di 1° periodo” (aeroporto N°43, P.M. 3400) di Montecorvino (SA). Il 4 giugno effettua il suo primo volo di ambientamento su un monoplano AVIA FL.3 e, nello stesso giorno, inizia l’addestramento vero e proprio sul biplano Breda Ba.25, mentre il suo primo volo da solista, momento unico e indimenticabile per ogni pilota, avviene il 25 luglio.

L’8 settembre passa al più impegnativo IMAM Ro.41, con cui porterà a termine il primo periodo addestrativo il 26 aprile 1942, totalizzando 27 ore sul Ba.25 e 30 sul Ro.41, in questo arco di tempo acquisisce le basi del volo e i primi rudimenti di acrobazia.

Trascorso un anno dall’inizio dell’addestramento, a giugno del 1942 viene ritenuto idoneo a proseguire con la fase avanzata; quindi viene trasferito all’aeroporto di Cuneo Levaldigi (aeroporto n. 141, P.M. 3100), presso la “Scuola di pilotaggio 2° periodo ed Addestramento Caccia Terrestre”, dove intraprende la formazione specialistica prevista per i piloti destinati ai reparti da caccia.

Cimatti vola inizialmente su caccia obsoleti, ma ancora validi per l’addestramento, alternando il pilotaggio dei Fiat C.R.30 e Fiat C.R.32, per poi passare a velivoli più moderni, ma prossimi all’obsolescenza, come il Fiat C.R.42 “Falco”, il Fiat G.50 “Freccia” e il Macchi C.200 “Saetta”. In questa fase, secondo il programma addestrativo della Regia Aeronautica, perfeziona il volo acrobatico individuale e in formazione e avvia l’addestramento al tiro aria‑aria e aria‑terra. Nello stesso periodo sono registrati voli d’addestramento strumentale su Saiman 202 e Nardi FN.305.

Il 12 giugno del 1943, tra primo e secondo periodo, Paolo ha ormai accumulato 123 ore di volo ed è pronto per l’addestramento avanzato. Come previsto dall’iter formativo dei piloti destinati alla prima linea, viene quindi trasferito al “1° Nucleo Addestramento Caccia” dell’aeroporto di Udine‑Campoformido, un reparto che oggi definiremmo di conversione operativa, dove i piloti perfezionano le tecniche di combattimento in vista dell’impiego nei reparti operativi. Qui riprese a volare sul Macchi C.200, passando poi al più moderno Macchi C.202 “Folgore” che, grazie al motore in linea “Alfa Romeo RA 1000 RC.41”, prodotto su licenza del tedesco “Daimler-Benz 601A‑1”, era in grado di competere alla pari con i caccia alleati. Durante questa fase perfeziona l’addestramento effettuando anche alcuni voli notturni su Caproni Ca 164.

Dopo aver completò l’addestramento totalizzando circa 29 ore di volo, il 9 agosto 1943 risultò idoneo per un reparto operativo, quindi lasciò Campoformido per una nuova destinazione. Il libretto non specifica il reparto di assegnazione, però il sergente Luigi Di Cecco, nelle sue memorie, ricorda di aver condiviso con Cimatti sia la scuola di volo sia il servizio al 3° Stormo Caccia Terrestre [5], allora basato sull’aeroporto di Cerveteri (RM), proprio da dove il 24 agosto Cimatti effettuò il suo primo volo con un reparto operativo, ai comandi di un Macchi C 202.

In quel periodo, lo scalo ospitava oltre al comando del 3° Stormo Caccia Terrestre, anche il relativo 23° Gruppo [6], circostanza che consente di ipotizzare con buona attendibilità l’appartenenza del sergente a una delle squadriglie di questo gruppo: la 70ª, la 74ª o la 75ª.

Il 27 agosto, finalmente prese parte al suo primo combattimento per intercettare una formazione di bombardieri americani “Boeing B-17”, riuscendo a colpirne uno con un centinaio di colpi.

Il 31 agosto, il secondo e ultimo combattimento con la Regia Aeronautica, per intercettare una formazione nemica al largo di Ostia, poi nessun’altra registrazione nei quattro mesi rimanenti del 1943.

Una settimana dopo, l’8 settembre 1943, l’Italia si sarebbe trovata al centro di un momento storico cruciale: l’armistizio con gli alleati dell’8 settembre 1943.

A causa del repentino e radicale cambio di alleanze e dell’assenza di ordini e direttive chiare, l’intera nazione e le stesse Forze Armate si trovarono improvvisamente nell’incertezza e nel caos. Prive di indicazioni su come comportarsi nei confronti dell’ex alleato tedesco, molte unità militari finirono per disgregarsi, fra queste anche il 3° Stormo Caccia Terrestre, che si sciolse il 14 settembre, dopo aver messo fuori uso i velivoli.

L’assenza di annotazioni nel libretto tra settembre e dicembre 1943, non permette di sapere dove e come Paolo trascorse quel periodo. È certo, però, che il 12 gennaio 1944 tornò a volare decollando dall’aeroporto di Lagnasco (CN) con destinazione l’aeroporto di Cuneo-Levaldigi ai comandi di un Macchi C. 205 “Veltro” del 1° Gruppo Caccia “Asso di bastoni”, reparto costituito il 15 novembre 1943 a Torino Mirafiori grazie ai piloti che aderirono all’appello del carismatico colonnello Ernesto Botto, per entrare nei ranghi dell’appena costituita Aeronautica Repubblicana. [7]

Erano ormai trascorsi quattro mesi dall’ultimo volo, per questo motivo quel 12 gennaio Paolo atterrò all’aeroporto di Cuneo Levaldigi, proprio per riprendere l’addestramento presso la scuola che aveva frequentato sei mesi prima. Questa volta si trovò ad operare su un velivolo per lui nuovo, il Macchi C.205 “Veltro”, versione evoluta del C.202, dotata di armamento potenziato con due cannoni da 20 mm e di un motore più potente, il “Fiat RA.1050 RC.58I Tifone” da 1475 CV, costruito su licenza del “Daimler‑Benz 605” tedesco.

Esegue altri quattro voli addestrativi sulla stessa macchina poi, il 25 febbraio, finalmente il primo volo di guerra, decollando su allarme per intercettare bombardieri alleati in rotta verso la Germania.

Nei mesi successivi seguì il 1° Gruppo nei vari rischieramenti sugli aeroporti del Veneto, del Friuli e dell’Emilia‑Romagna. Nel libretto di volo compaiono missioni addestrative alternate a operazioni belliche sempre più frequenti e impegnative: sortite anche superiori all’ora, condotte tra i 9.000 e i 10.000 metri di quota, per intercettare le formazioni di bombardieri alleati in volo sulla Slovenia, sul Friuli, sul Veneto, sul delta del Po e sui golfi di Venezia e Trieste. In queste missioni gli aviatori italiani venivano regolarmente ingaggiati dai caccia di scorta alle formazioni da bombardamento alleate, spesso in condizioni di netta inferiorità.

Proprio in uno di questi scontri, il 29 marzo Cimatti rivendica il probabile abbattimento di un Lockheed P-38 “Lightning”, in realtà poi attribuito ad altro pilota [8]; l’ultimo combattimento registrato è del 14 maggio 1944, “mitragliando efficacemente Boeing 17”, poi più nulla. In quel momento aveva compiuto diciotto voli di guerra, totalizzando circa 25 ore di volo dal gennaio 1944.

Sarebbe teoricamente possibile ricostruire la sequenza dei voli mancanti compiuti nei due mesi e mezzo precedenti la morte, basandosi sulla bibliografia dedicata all’aviazione repubblicana, però una simile ricostruzione non rispecchierebbe fedelmente la realtà operativa, perché i piloti non partecipavano a tutte le missioni del gruppo e, di conseguenza, nel caso specifico di Paolo, la successione dei voli così ipotizzata risulterebbe inevitabilmente imprecisa. Ciò non toglie nulla al coraggio, all’abnegazione e al sacrificio di questo giovane pilota italiano.

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Le foto

Assieme al “Libretto personale di volo”, la Signora Gabriella ci ha consegnato tre foto: una ritrae lo “Zio” in divisa da “Sergente” della Regia Aeronautica, due sono inerenti la cerimonia funebre:

- Nella prima vi è l’arrivo del feretro “… portato a spalle dai piloti che più gli erano amici, quelli stessi che per un assurdo errore, gli hanno tolto la vita”. [9] Dietro al feretro avanza il corteo degli altri membri del gruppo. Tra i primi quattro si distingue un volto con i baffi: è il comandante di gruppo, il Maggiore pilota Adriano Visconti.

- La seconda ritrae il momento dell’uscita dalla chiesa. In primo piano si vedono le ghirlande, ciascuna portata da due avieri in uniforme. Sulla sinistra, colpisce la presenza dei bambini dell’asilo, schierati in fila nei loro grembiulini bianchi: una testimonianza silenziosa e toccante della partecipazione della popolazione locale.

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La tomba nel Cimitero Monumentale di Vicenza.

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NOTE AL TESTO

[A] – Aggiunto luogo di sepoltura e anche le foto del pilota assieme al suo “Libretto personale di volo” ricevuti dalla nipote Gabriella Cimatti ad aprile 2025.

[1] – "Ricordi di Volo e di Guerra” Ten. Franco Storchi (da Pag. 72 a Pag. 74), consultabile nel sito ufficiale dedicato al Maggiore Adriano Visconti: https://adrianovisconti.it/wp-content/uploads/storchi%20completo.pdf

[2] – Libro “Vespa Arrabbiata. Luigi Di Cecco Gregario Del Magg. Visconti …” di Luigi Di Cecco (l'Armadillo Editore), Pag. da 75 a 78.

[3] – Libro “Colloredo, storia di una piccola comunità” di Fattori Giovanni, 2018 (Vicenza: Cooperativa tipografica degli operai), Pag. 95 e 96.

[4] – Libro “Una Vespa caduta a Pilastro” di Ferretto Mirco, nuova edizione riveduta ed aggiornata, ottobre 2025.

[5] – Libro di nota [2] Pag. 30: “La combinazione vuole che: Cimatti sia stato con me sia alla Scuola che al 3° Stormo.”

[6] – Libro “La Regia Aeronautica 1943-1945, parte prima. Dall’armistizio alla Cobelligeranza” di Nino Arena, Roma 1977 (Stato Maggiore Aeronautica, Ufficio Storico), capitolo “Il raggruppamento caccia (Lazio)”: Pag. 39: “3° Stormo C T, comando di stormo sull’aeroporto di Cerveteri unitamente al 23° Gruppo … I reparti si sciolsero il giorno 14 dopo che i velivoli erano stati leggermente danneggiati”.

[7] – Libro “I falchi di Mussolini” Mattioli Marco (IBN Editore 2011), Pag. 12: “15 novembre 1943 - Il 1° Gruppo Caccia dell'Aeronautica Repubblicana fu costituito presso l'aeroporto di Torino-Mirafiori”.

[8] – Libro di nota 7, Pag. 39: “... tre Squadriglie del 1° Gruppo ... decollarono da Campoformido per fronteggiare l’incursione aerea americana ... tra Asiago e Bassano del Grappa ... il P-38 fu attribuito al sergente Angelo Vezzani”.

[9] – Libro di nota [1] Pag. 78.

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