4 gennaio 1945 - Spitfire IX nr. PT475 - Castel Bolognese

E’ rimasto il ricordo di un caccia alleato precipitato presso Borello, non lontano dalla locale chiesa. Dalle vaghe testimonianze raccolte sembra che presso i rottami del velivolo venne rinvenuto anche il corpo del pilota, con il paracadute parzialmente aperto.
In un libro pubblicato nel 1997, “1° Battaglione d’Assalto Forlì” a cura di Adelago Federighi, viene descritto l’abbattimento di un caccia alleato: “Il Natale e l’ultimo dell’anno trascorsero abbastanza tranquillamente, ma il 3 gennaio 1945 il nemico, preceduto da un intenso fuoco di artiglieria, riprese l’iniziativa sferrando un poderoso attacco contro tutta la linea del Senio, specie nei pressi di Felisio dove era schierato il contingente degli Arditi della Compagnia d’Assalto Forlì. La risposta dei soldati italiani, pronta e violenta, bloccò la fanteria nemica che avanzava protetta dai mezzi blindati. Gli arditi ed i tedeschi, impiegando i panzerfaust ed i moschetti lanciagranate costrinsero i mezzi blindati a ripiegare mentre con armi leggere venivano causate gravi perdite tra la fanteria nemica che fu costretta a desistere dall’azione di sfondamento. Per rintuzzare un eventuale contrattacco intervennero gli aerei da caccia nemici che mitragliando e spezzonando gli argini del fiume obbligarono gli arditi a defilarsi dal tiro micidiale dei velivoli che, a volo radente, sorvolavano le postazioni difensive. In particolare gli aerei si accanivano sul tratto di buche dove più nutrita si effettuava l’azione di fuoco di sbarramento condotta con determinazione e coraggio dagli arditi Pasini, Alfione, Tinelli, Mastropietro e più avanti da Pennaioli, Ghetti, Antonelli e Domeniconi. Poiché l’aviazione nemica non desisteva dal reiterare i suoi attacchi, ad un certo punto l’ardito Pennaioli, con spregiudicata audacia e sprezzo del pericolo, si portò fuori dalla buca – non era nuovo a questi colpi di testa – ed indirizzò il tiro con la mitragliatrice contro gli aerei; questo suo gesto galvanizzò anche gli altri commilitoni che lo imitarono nel comportamento, iniziando pure loro a sparare. Poco dopo il motore di uno di questi aerei iniziò a borbottare, evidentemente colpito dai proiettili delle armi automatiche. Il pilota tentò senza riuscirvi di riprendere quota ma il motore non rispose al richiamo e l’aereo, avvolto dalle fiamme, precipitò portando con sé il pilota che, da quella quota, non potè lanciarsi con il paracadute. Gli altri aerei tentarono di vendicare il compagno caduto, facendo dei caroselli ed a turno mitragliando gli argini ma i ragazzi della compagnia continuarono a sparare dissuadendoli dal continuare l’azione e forse colpendone qualche altro, tanto che poco dopo se ne andarono. (…) L’aereo era caduto in una zona “coperta” da un Battaglione tedesco ed i soldati germanici recuperarono il relitto donandolo poi ai ragazzi della compagnia d’Assalto Forlì che lo avevano abbattuto.” Il timone del caccia venne tenuto a mo’ di trofeo dai militi del 1° Battaglione e fotografato: è chiaramente riconoscibile come appartenente ad uno Spitfire del 72° Sqn. RAF grazie allo stemma. La ricerca negli archivi britannici ha confermato che il velivolo nr. PT475, matricola ben leggibile nella fotografia, venne effettivamente abbattuto il 4 gennaio 1945: il pilota F/L Gray fu dichiarato disperso nell’area di Argenta. Grazie al racconto sappiamo che stava attaccando postazioni nemiche lungo il Senio e che fu abbattuto da armi leggere; con ogni probabilità il velivolo precipitò presso la frazione di Borello.

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