30 gennaio 1945 - A-20 G Ser. Nr 43-9619 - Monte San Pietro (BO)

Missing Air Crew Report: 47th Bomb (L) - Grosseto A/D - Target or intended destination: L - 63655100; Type of mission. Armed Night Reconn. 30 January 1945 Time: 2158; last know whereabouts of missing aircraft: Six Miles W & 2 Miles S bologna. Aircraft A-20G AAf Ser. Nr. 43-9619 Crew position: Pilot 2nd Lt. Luke, Robert R., Gunner Cpl. Bishop, Hubert E., Gunner Crawford, John S.

On the night of 30 January 1945, at approximately 20,42 hours, 2nd Lt. Robert L. Luke, pilot; Cpl. Hubert E. Bishop, gunner, and Cpl. John S. Crawford, gunner, took off in airplane 43-9619 (17) from Crossetto A/D, to fly an Armed Night Reconn. on a Radar target at L-63655100. The airplane failed to return.

Durante la missione il pilota ebbe costante contatto radio con la stazione US-7232 fino alle 21,58, quando comunicò di aver sganciato, poi più nulla. Alle 23,05 la stazione radar di Livorno captò un messaggio dall'aereo, ma ogni ulteriore tentativo di contatto non ebbe successo.

Le informazioni su quanto avvenne ci pervengono dalla testimonianza scritta del Cpl. Crawford che riuscì a lanciarsi assieme all'altro mitragliere Bishop. Furono i soli superstiti, il pilota 2nd Lt. Luke precipitò con l'aereo circa a tre miglia da Monte San Pietro. Nel suo rapporto dichiara che the "ship was fired up - out of control when I lift it". Le ultime parole udite dal pilota furono il suo ordine di lancio. L'aereo fu probabilmente colpito da fuoco contraereo mentre sorvolava l'area del target in cerca di ulteriori bersagli e precipitò non più governabile. In quegli attimi concitati il pilota Luke riuscì a dare l'ordine di lancio che fu eseguito dai due mitraglieri ma a lui non restò invece il tempo necessario per abbandonare l'aereo. Crawford e Bishop ottennero l'aiuto dei partigiani della zona e restarono nascosti tre mesi presso Monte San Pietro. Ebbero modo di visitare il luogo di sepoltura del loro pilota e poterono fare ritorno al loro Gruppo con la Liberazione della zona. Il tenente Robert L. Luke riposa al Florence American Cemetery and Memorial.

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2nd Lt. Robert L. Luke (archivio fam. Luke - Grazie a Carlo Mondani)

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John S. Crawford e Hubert E. Bishop con la moglie (Grazie a Carlo Mondani)

Aeroplani caduti tra le valli del Lavino e del Samoggia durante la Seconda Guerra Mondiale - Ricerca storica di Carlo Mondani "Martedì 30.1.1945. Durante una missione di ricognizione annata notturna contro la polveriera SIPE di Spilamberto, un bombardiere bimotore americano Douglas A-20 (il famoso Pippo) appartenente al 86th Bomb Squadron, 47th Bomb Group, basato a Grosseto, cade alle pendici di Monte Avezzano per cause imprecisate. I resti del pilota, 2nd Lt. Robert L. Luke Jr. (1922-1945) di New York, forse già morto prima dello schianto, vengono recuperati tra i rottami e composti in una piccola bara nascosta a casa di un contadino; gli altri due membri dell'equipaggio, Hubert E. Bishop (1924 - 2009) e John S. Crawford, entrambi caporali mitraglieri, riescono a lanciarsi con il paracadute e sono salvati dai partigiani. Vivranno nascosti nella casa del colono Antonio Marchi di Monte San Pietro fino al 19 aprile 1945, data del passaggio del fronte, quando finalmente potranno ricongiungersi ai reparti della 10th Mountain Division".

bandenBanden! Waffen raus! l'ultimo inverno di lotta partigiana nella collina bolognese di Willy Beckers, Edizioni Alfa, Bologna, 1965. Beckers, nato ad Heerlen in Olanda ed arruolato dalla Wehrmacht, dopo l'8 settembre riesce a disertare e si aggrega alle formazioni partigiane operanti sulle colline bolognesi. E' testimone oculare della caduta dell'A-20 e riporta l'episodio nel suo libro di memorie."L'aeroplano. Erano passati alcuni giorni tranquilli, le sere erano molto miti e non si sentiva nessun movimento, ma proprio in una di queste sere accadde una cosa strana, e questo proprio nel piccolo battaglione Monaldo. Stavamo parlando nelle sede del comando del più e del meno, della situazione, quando all'improvviso si sentì il rombo di un aeroplano, e poi cadere ad una certa distanza alcune bombe, -naturalmente come al solito c'è Pippo che butta giù-, il comandante non aveva finito di dire questa frase quando sentimmo l'aereo ripassare, come esperto dell'aviazione mi rendevo conto, che l'apparecchio era in difficoltà, i motori non erano nel loro giro, aveva un ritmo irregolare, il comandante, Aldo ed io con altri partigiani andammo nel cortile della casa per vedere meglio cosa stava succedendo. Il comandante ci ordinò di metterci in marcia per una breve pattuglia. Aldo ed io col comandante andammo verso la salita della collina e di lì osservammo a distanza che sopra il Monte Avezzano, vicino a San Lorenzo in Collina, l'aeroplano era caduto incendiandosi immediatamente. Col binocolo osservai subito la zona d'intorno. Il comandante disse, -ma chi sarà quella gente?-, -indubbiamente i nostri alleati- dissi, -macchè alleati, vedremo- disse. Osservammo l'immenso rogo di fiamme, tutto intorno era illuminato a giorno, sapevamo che a San Lorenzo in Collina c'era una forte compagnia di tedeschi, quindi immaginavamo che di lì sarebbe subito partito l'allarme, ma destino volle che proprio dal paese di S. Lorenzo il monte Avezzano non si poteva vedere, anzi noi eravamo in errore e me ne accorsi dopo un po', vedevo accanto una casa, quindi era il monte di fronte alla casa Bianca di San Lorenzo, a pochi passi dalla strada per andare al Palazzo Funi. Potevo notare attraverso il binocolo che l'apparecchio era caduto in mezzo a un vigneto. Ancora oggi il luogo è riconoscibile da lontano per la presenza di un unico pino. A parte questo particolare, i tedeschi non erano giunti subito sul posto, ed il contadino più vicino si dava premura per vedere cosa stava succedendo. Venne anche il proprietario che viveva lassù, una brava persona che ci aveva molto aiutati; con altri uomini stava attorno al rogo per vedere se si poteva salvare qualcuno. Difatti come ci risultò più tardi, egli aveva raccolto i poveri resti del comandante dell'aeroplano, era rimasta poca cenere, le mani con l'anello e l'orologio del pilota, tutto venne composto in una piccola bara e subito nascosto nella casa di un contadino, in modo che il nemico non potesse rendersi conto dove fosse andato a finire l'equipaggio. Mentre continuavamo ad osservare tutta la zona, ci accorgemmo che in mezzo alla valle fra Palazzo Musica e il fondo Lughetto stava lentamente scendendo un paracadute. Il comandante disse: -attenti, per il momento non sappiamo niente, bisogna indagare sull'appartenenza dell'aereo-. Come era naturale potevano essere anche dei tedeschi. Lentamente scendemmo verso il comando, qui giunti, ci mettemmo a dormire nella stalla, a me come sempre per dormire bastava un attimo, un respiro profondo e già ero nel mondo dei sogni, ero giovane allora. Il comandante invece era un uomo anziano e motto temperato; a un tratto sentii un forte colpo nel sedere, era il comandante che mi diceva di alzarmi, vedevo Aldo già in piedi accanto a me. Lentamente il comandante andò alla porta della stalla, guardando attraverso il vetro disse: -ci sono delle persone davanti alla casa-, ben presto sentimmo parlare una donna la quale chiedeva di parlare col comandante: ma Silvio dalla casa chiese cosa voleva. La donna insistette, voleva parlare coi partigiani, con lei c'era un pilota americano. Come sentì questo, il comandante aprì la porta e Aldo ed io andammo incontro all'americano che era il secondo pilota. L'incontro avvenne come al solito. Il comandante gli dà il benvenuto. io cerco con enorme difficoltà parlargli in americano, egli mi ringrazia e mi chiede subito notizie del resto dell'equipaggio. Mi disse che erano in tre. -a lieutenant, a sergeant and another sergeant-. L'equipaggio era composto da un tenente e due sergenti. Il tenente del suo discorso temevo fosse rimasto nell'aeroplano. il compagno d'armi si era lanciato invece dietro di lui. bisognava quindi perlustrare subito la zona. Il comandante disse che era impossibile. ma Aldo ed io eravamo di altro parere. la gente di casa guardava dalla testa ai piedi questo aviatore americano che dopo poco fu messo a riposare e noi andammo nella stalla per decidere sul da farsi. Aldo ed io verso mattina decidemmo di fare subito una perlustrazione nella zona, per evitare che i nostri nemici potessero individuare dove era questo pilota era necessario scovare per prima cosa il posto dove aveva lasciato il suo paracadute. Egli ci indicò brevemente il luogo, e una donna fu inviata a rintracciarlo. Così a poche ore di distanza il paracadute fu nascosto. Tutti questi avvenimenti accaddero in mezzo a una zona piena di truppe nemiche, ma ciò malgrado fortunatamente. L'aviatore cadde a circa trecento metti di distanza dalla valle dove erano i nazi-fascisti. Per poter meglio muovermi era naturalmente necessario mettermi in divisa da ufficiale germanico. Aldo venne mandato dal comandante nell'alta vallata per sorvegliare da lontano i nostri movimenti e in caso di bisogno intervenire a liberarci. Ci incamminammo di buon mattino sopra la neve. il comandante Marino aveva mandato avanti la staffetta per vedere se la zona era sgombera da nazi-fascisti, ma eravamo già oltre il Molino Casteldebole verso la salita della casa Ronca. Quando impensabilmente passò per la strada un raggruppamento di tedeschi. Il sergente mi venne incontro e disse -Herr Obedeutnant haben Sie etwasgefunden?-( Signor Tenente avete trovato qualcosa?) io dissi, -Jawohl. oben auf dem Berg sind sie- (si sono sopra il Monte). il sergente si voltò e andò avanti con il suo gruppo senza più pensare a noi. Il comandante ridendo mi disse: -ma è mai possibile che ti vengano sempre a chiedere delle cose, ma cosa ci hai scritto in fronte-. Scherzosamente risposi -tedesco-. Mentre stavamo per arrivare alla casa Ronca, vedemmo altri soldati cercare attorno alle case. Il comandante disse: -Niente da fare è meglio che aspettiamo-, difatti dopo poco andarono via,e noi ci avviammo lentamente verso la casa. Arrivati alla casa Ronca ci si presentò subito il capo gruppo dei partigiani,erano uomini esperti ex carabinieri, essi erano già infornati della presenza del secondo pilota il quale si trovava già nascosto in una casa posta più in alto accanto al bosco, detta la Casa Buca. Saputo il nascondiglio, il comandante ed io andammo a trovare il nostro amico americano nascosto in mezzo dei nazi-fascisti: naturalmente non è da dimenticare la fedeltà della gente del posto la quale rischiava tutti i giorni la vita assieme a noi. Come stavamo per salire l'ultimo sentiero ad appena dieci metri dalla casa, arriva un gruppetto di soldati tedeschi i quali mi domandarono se avevo visto il loro primo gruppo. -Herr Obedeutnant, haben Sie den 1. Zug gesehn?-. lo con tutta calma risposi di si, di andare ancora avanti. I tedeschi proseguirono e il comandante mi guardò ancora una volta stralunato e scherzando mi faceva j-awohl jawohl-. Entrammo nella casa, il contadino che conosceva bene il comandante, ma non sapeva chi fossi era incerto se parlare dell'americano, ma il comandante gli disse che io ero con lui. Andammo dunque in cucina e poi in una specie di cantinone, dove era il nostro americano, andai avanti e dissi -How are you?- come stai. La voce mezza andata, -you partisans-, chiese.-0h yes-, feci io, quindi nel mio faticoso inglese cercai di consolarlo: gli dissi poi che la sera stessa lo avremmo portato al nostro comando. -Meglio che lui ci venga dietro-, disse il comandante. -Si-. dissi. -meglio, in modo da coprilo in caso di attacco-. Ci mettemmo subito in marcia e senza incontrare ostacoli a tarda sera arrivammo al nostro comando. La staffetta ci attendeva. La legge militare imponeva che con i due americani dovevo recarmi sopra il monte Avezzano in una casa contadina per mettere a verbale la provvisoria sepoltura del loro tenente pilota. Già un verbale era stato steso la sera prima nella casa di Funi. Mentre procedevamo verso il luogo stabilito, seppi che i nazi-fascisti erano fuori di sè perchè volevano trovare i piloti, ma la gente del posto sapeva tenere la bocca chiusa e ciò decise della loro salvezza. Ma rimaneva un problema da risolvere, i due aviatori americani volevano passare il fronte per raggiungere il loro comando. Eravamo in pieno inverno e una possibilità del genere era da escludere, così stabilimmo che rimanessero con noi per il momento (...) Intanto il comandante cercava di prendere contatto con il comando di Bologna per decidere la sorte degli aviatori americani, ma la staffetta ritardava a darci comunicazioni in merito. I giorni passavano senza altre novità, gli aviatori americani che si trovavano nella casa di Promonte presso il nostro comando, mi chiesero ancora di passare di fronte, ma data la neve e altre difficoltà non sapevamo come fare, ogni collegamento con la Divisione Modena e il nostro restante battaglione Sozzi era ridotto ad attività locali, la situazione era già molto difficile anche per noi. Così comunicai dietro ordine del comandante agli aviatori americani che dovevano restare con noi e che per il momento non c'era altra soluzione. Così i due americani continuarono a stare con noi e a combattere come noi".

Si ringrazia per il prezioso aiuto l'Associazione "Linea Gotica Officina della Memoria" www.lineagotica.eu nelle persone di Lamberto Stefanini del "Club del Cinema CINERANA", Claudio Contri dell'Associazione "La Conserva" www.laconserva.it e Alessandro Cosi.

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