8 febbraio 1945 - Messerschmitt Me410 W. Nr. 150096 - Mirano (VE)

Pilota Oberfelwebel Wilhelm Zimmermann del 2.(F)/122

Mirano, Giovedì 8 febbraio 1945, sono le prime ore del pomeriggio di una fredda e umida giornata di Febbraio, il classico “Cajgo” ha gravato sul basso Veneto sino a qualche ora prima. Adesso la foschia lascia trasparire il cielo e l’orizzonte: due giovani fratelli di Mirano, Aronne e Orlando Favaretto sono nei pressi della loro abitazione, in zona “Cavin di Sala” quando sentono il rumore di un aereo, cosa assolutamente normale in quel tempo data l’attività incessante dall’aviazione angloamericana. La curiosità giovanile vince sulla paura e vogliono vedere cosa sta succedendo. Lo spettacolo è drammatico: un velivolo bimotore in fiamme arriva basso, sfiora una casa e si schianta tra i campi.

Santa Maria di Sala, 25 novembre 2019, conferenza in Villa Farsetti. L’Associazione Aerei Perduti Polesine racconta la storia di due aerei alleati precipitati a Santa Maria di Sala; alla fine della serata il Sig. Massimo Boldrin che ha assistito alla conferenza, si avvicina ai relatori dell’Associazione e segnala di conoscere la storia e i testimoni di un aereo precipitato a Mirano durante la guerra. Aerei Perduti Polesine, che sta censendo tutti gli aerei precipitati in quel periodo nel Padovano e Veneziano, pur già a conoscenza di un aereo caduto a Mirano, non aveva ancora elementi idonei ad approfondire la ricerca. Proprio grazie alla collaborazione del Signor Boldrin, gli storici Alessandro Cianchetta e Fabio Chinellato sono entrati in contatto e hanno avuto la possibilità di intervistare i sig. Aronne e Orlando Favaretto testimoni viventi di quel tragico evento accaduto 75 anni fa.

Così ricorda l’episodio Orlando Favaretto, classe 1933: “Era verso la fine della guerra, faceva freddo, non erano nemmeno le 15:00, quando ho visto un bimotore in fiamme volare così basso tanto da sfiorare il tetto di casa nostra, poi si stacca un’ala con motore e uno dei membri dell’equipaggio viene sbalzato fuori precipitando a terra. Subito dopo il velivolo impatta il terreno, anche l’altro motore si stacca e il resto della fusoliera con l’abitacolo finisce la sua corsa nel fondo di un fosso, con a bordo il pilota.

Il fratello Aronne Favaretto, classe 1929, così continua il racconto: “Sono arrivati subito i tedeschi, contenti perché pensavano ad un aereo alleato abbattuto, quando però si sono avvicinati a uno dei corpi e hanno trovato una borsa con dei documenti, hanno capito che era uno dei loro. A quel punto hanno cambiato atteggiamento, allontanando subito tutte le persone che nel frattempo erano accorse a vedere l’aereo.”

Orlando ricorda anche il tragico destino del pilota: “Il pilota era rimasto dentro i resti dell’ abitacolo e fu recuperato dopo due giorni, il fosso era colmo di acqua ed era dopo troppo difficile estrarlo dai rottami.”

Orlando e Aronne Favaretto

.

Grazie a queste informazioni e ai dati in loro possesso in merito alle perdite della aviazione germanica durante la seconda guerra mondiale, Alessandro Cianchetta e Fabio Chinellato, hanno iniziato la ricerca documentale presso l’archivio del Comune di Mirano, consultando i faldoni relativi agli 1943-1945, gentilmente messi a disposizione dalla Amministrazione Comunale. La ricerca ha dato buoni frutti consentendo di ritrovare questo documento datato 8 febbraio 1945 nel quale si legge:"Egregio Signor Commissario Prefettizio di Mirano. Essendo Venuto a conoscenza che un aeroplano tedesco, bimotore era caduto per cause sconosciute nelle vicinanze di Mirano, cioè a circa 1000 metri dal centro, cioè in via Cavin di Sala a 250 metri di detta Via, appunto nei campi lavorati dai coloni Carraro e Favaretto di proprietà Ara. Da informazioni assunte ….. venire a conoscenza di quanto segue: L’aeroplano in parola da chi erano poco lontani mi è stato detto che girava a bassa quota e che da un momento all’altro si staccò un’ala, venuto questo si sbandò, perse un motore e dalla velocità seguitò il suo volo gettando altro motore a parte percorrendo in un campo e poi fratturandosi in un fosso ove si è incendiato. Dall’aeroplano, che era tenuto a guardia da un Ufficiale Tedesco e diversi soldati, è stato estratto un morto che fu subito portato via, più altro che era a pezzi era ancora colà per potere unire la salma e poi portarlo via. Il tutto era comandato dall’Ufficiale tedesco che ordinava la rimozione del tutto che poteva essere ancora buono e usabile e più di quanto che vidi e intesi non posso dire. 8-2-945 a. XXIII. Apparecchio tedesco abbattuto da un inglese ore 14”

Dagli archivi Luftwaffe, risulta che un velivolo e relativo equipaggio è andato perduto l’8 febbraio 1945 proprio a Mirano: la datazione del documento ritrovato negli archivi comunali, assieme ai reperti venuti alla luce sul luogo dell’impatto hanno confermato e definito l’esatta cornice storica. Era un bimotore “Messerschmitt Me410 B-3”, (numero di costruzione 150096, codice identificativo F6+KK), del 2(F)/122 “Aufklärungsgruppe” [Gruppo di ricognizione aerea], con a bordo il pilota l’Oberfeldweber [Maresciallo capo] Wilhelm Zimmerman e il marconista/mitragliere l’Unteroffizier [Sergente] Wilhelm Lenecke, deceduti entrambi proprio a Mirano. Il velivolo di nuova costruzione era stato consegnato al reparto il 3 gennaio del 1945. I dati della missione dell’aereo tedesco sono riportati nel libro, “Air War Italy 1944-1945” di D'Amico, Valentini e Beale, mentre il resoconto della sua tragica fine si può desumere dal rapporto di missione del 93° Squadron della “Royal Air Force” conservato nel Regno Unito presso “The National Archives”. Zimmerman e Lenecke erano decollati dall’aeroporto di Ghedi alle ore 11.45 dell’8 febbraio 1945 con il loro “Messerschmitt ME 410 B-3 versione da ricognizione di questo caccia bimotore. Nel febbraio del ‘45 caccia e bombardieri tedeschi erano ormai scomparsi dai cieli italiani, troppa era la superiorità aerea alleata, ed i caccia erano diventati indispensabili per la disperata difesa del territorio del Reich. Ma sul nostro territorio per dell’esercito tedesco era indispensabile conoscere movimenti e consistenza delle forze avversarie attestate sul fronte che in quel momento era sulla linea “Gotica”, sulle creste dell’appennino sino a est di Bologna e in pianura lungo il fiume Senio in Romagna sin sulla costa adriatica all’altezza di Porto Corsini. Per avere informazioni fondamentali per preparare e organizzare la difesa la Luftwaffe era chiamata a compiere quante più possibili sortite di ricognizione. Tali missioni di ricognizione erano tanto indispensabili quanto rischiose, al limite del suicidio, considerato lo strapotere aereo alleato, missioni che per poter avere un minimo di possibilità di riuscita dovevano essere condotte ad alta quota e ad alta velocità o radenti al suolo, per sfuggire alla copertura radar e non dare tempo di reazione al nemico.

Situazione del fronte al momento dell’azione del Me 410

.

L’equipaggio, in considerazione delle condizioni meteo, sceglie il profilo di missione a bassa quota, con la foschia che gravava sulla zona di operazione le foto da alta quota sarebbero risultate inutili. Zimmerman ha 28 anni, non è giovanissimo per gli standard dell’epoca, probabilmente ha già anni di guerra sulle spalle e innumerevoli missioni, è una vecchia volpe e sa il fatto suo. Non sappiamo se vola prima sulle creste dell’Appennino per poi scendere basso lungo i fiumi Santerno e Senio o se penetra il fronte lungo la via Emilia verso est, arriva di fatto al mare adriatico sulla costa romagnola, risale bassissimo la costa probabilmente lungo la vecchia strada “Romea”. Le truppe inglesi, sono sorprese e stupite. Nel rapporto inglese si racconta dello stupore del personale di terra nel vedere questo bimotore tedesco sbucare dalla foschia e sorvolare basso la strada costiera. Naturalmente lo stupore e la sorpresa durano poco, partono le segnalazione di allarme e le richieste di intervento da parte della aviazione, tra tutti i caccia alleati in azione in quel settore vengono valutato quelli che avevano autonomia sufficiente e potevano intervenire più rapidamente: sono quatto Spitfire MK IX del 93° Squadron della Royal Air Force, decollati da Rimini e in missione di ricognizione armata sul basso Friuli. Vengono quindi contattati dal controllo aereo e dirottati ad intercettare il Messerschmitt che continua la sua missione di ricognizione. I caccia, sganciato immediatamente il loro carico su un obiettivo vicino a San Vito al Tagliamento si mettono a caccia del bimotore. Gli aviatori tedeschi hanno superato il fronte indenni ma la missione non è conclusa, anche se ormai sono su territorio amico devono portare a casa la pellicola impressionata dalle tre fotocamere che hanno a bordo. Sanno sicuramente che la caccia alleata li sta braccando. Infatti i piloti della RAF avvistano il Me 410 di Zimmerman e Lenecke in prossimità di Porto Garibaldi; vola molto basso, 200 piedi di quota (60 metri circa) e sta seguendo la strada costiera. Il Lieutenant Anderson si incarica dell’attacco al bimotore tedesco. Zimmerman, da vecchio combattente, sa benissimo che è perfettamente inutile ingaggiare un combattimento manovrato con un agile Spitfire, o tentare di seminarlo salendo in quota; ha comunque un aereo veloce, spinto da due motori Daimler-Benz DB 603 da 1700 cv. L’unico tentativo è quello di spingere al massimo i motori stando bassissimo sul terreno volando nella foschia tra alberi e argini che si ergono nella bassa pianura; cerca di mettere in difficoltà il cacciatore avversario che contro un bersaglio così basso e veloce non può manovrare liberamente e portare i suoi attacchi nel modo più consono. Per volare sul filo dei 500 km/h radenti il terreno e con visibilità marginale ci vuole grande capacità ed esperienza, Zimmermann spera che l’inglese commetta qualche errore, si esponga al fuoco delle due armi difensive manovrate dal suo mitragliere, o si pianti nel terreno per qualche errore di pilotaggio. Ma Anderson è un mastino, bracca il tedesco per almeno 10 minuti, un tempo eterno per un combattimento aereo, sino alle campagne miranesi dove i suoi cannoni da 20mm hanno definitivamente ragione del ricognitore tedesco. Segnala, nel suo rapporto, di averlo visto e precipitare con entrambe i motori in fiamme. Siamo proprio a Mirano, a terra due ragazzi, Aronne e Orlando Favaretto, vedono l’aereo disintegrarsi fra i campi portandosi via la vita di due giovani e coraggiosi aviatori, Wilhelm Zimmerman e Wilhelm Lenecke.

“Willi” Zimmerman era nato il 20 luglio 1917 e aveva 28 anni. Wilhelm Lenecke era nato il 10 dicembre 1923 e aveva da poco compiuto 22 anni. Furono prima sepolti nel cimitero Maggiore di Padova, poi nel 1956 traslati nell’appena costruito Cimitero Militare Germanico di Costermano (VR).

Costermano, sepolture di Zimmermann e Lenecke

.

Aerei Perduti Polesine ringrazia per l’aiuto nella ricerca il Sig. Massimo Boldrin, i Signori Aronne e Orlando Favaretto, nonché il Sindaco e il personale del Comune di Mirano.

Articolo de "La Nuova Venezia" del 20 gennaio 2020.

Torna indietro