Bombardiere trimotore SIAI S.M. 79 “Sparviero”, matricola MM 21637 [2], appartenente ad una unità della “Luftflotte 2” della Luftwaffe, precipitato a Piovene Rocchette, con il ferimento di quattro aviatori tedeschi.
• A metà gennaio 1944, un evento insolito interrompe la quotidianità della comunità di Piovene, già provata dalle difficoltà e dalle preoccupazioni del terzo anno di guerra. Un aereo atterra improvvisamente alla periferia del paese.
L’accaduto non passa inosservato alle autorità, infatti Neos Dinale, capo della provincia di Vicenza, si premura di informare con una lettera il Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana, con sede a Roma: “Il 17 corrente, alle ore 17:30, in territorio del comune di Piovene (Vicenza), atterrava il trimotore germanico n. 21637. L’equipaggio era composto da un ufficiale e tre avieri tutti, feriti, che furono trasportati immediatamente all’Ospedale Civile di Thiene. L’apparecchio fu piantonato dai Carabinieri, che avvertirono dell’incidente le Autorità Militari Tedesche.” [3]
Il comunicato non menziona l’unità di appartenenza, rendendo così impossibile identificare gli aviatori coinvolti. Comunque, la descrizione del velivolo come “germanico” consente di attribuirlo a un reparto volo della “Luftflotte 2” (2ª flotta aerea tedesca), giunta in Italia nel novembre 1941 per coordinare le operazioni della Luftwaffe in Italia, Nord Africa e Mediterraneo.
Il numero di serie “21637” permette d’identificarlo come un S.M.79 “Sparviero”, celebre bombardiere trimotore della Regia Aeronautica, in questo caso catturato dalla Luftwaffe dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia e gli Alleati. Tuttavia, i pochi esemplari recuperati non furono impiegati nel ruolo di bombardiere, ma assegnati come addestratori alle scuole di volo, oppure ai reparti operativi come velivolo da collegamento o trasporto. [4]
Rispetto a quel periodo, il territorio ha subito trasformazioni così significative che la sua configurazione attuale appare profondamente diversa. Solo grazie alle meticolose ricerche, alle indagini approfondite e alle preziose testimonianze raccolte da Bruno Boriero è stato possibile individuare con certezza l’area in cui avvenne l’atterraggio dell’aereo, restituendo così una memoria storica al luogo che altrimenti sarebbe rimasta sconosciuta. Bruno Boriero ha individuato un primo indizio sul luogo dell’atterraggio nel libro del maestro Francesco Rando, “SULLE RIVE DELL’ASTICO”: “- 17 gennaio 1944. Alle ore 17,30 un trimotore Tedesco, perduta la rotta causa la nebbia è andato a cozzare sulla massicciata della strada campagnola nel punto dove la capesagna della Levà si congiunge con quella di Piovene. I Tedeschi che vi erano a bordo sono rimasti feriti, due assai gravemente”. [5]
Le testimonianze raccolte costituiscono un elemento essenziale per approfondire la storia, arricchendo il racconto con dettagli concreti che ne rafforzano l’autenticità.
Il signor Flavio Gregori, nato nel 1932, conserva ancora vivido il ricordo di quell’episodio: «L’aereo effettuò due o tre giri prima di tentare l’atterraggio. Il pilota non si accorse che la strada campestre fosse più bassa rispetto alla principale tra “Piovene e Chiuppano”. Nel tentativo di toccare terra, l’ala urtò un muretto a secco di pietra. Gregori si precipitò verso l’aereo; era quasi buio e l’equipaggio tedesco era già stato trasportato all’ospedale di Thiene. Raccolse un frammento del velivolo, che conservò per circa dieci anni. »
La testimonianza del signor Luigi Zampilli, nato nel 1928, aggiunge ulteriori particolari: «Ricorda che al calar della sera, un trimotore SM 79 con insegne italiane, dopo aver perso la rotta oppure per avaria, atterrò in un campo accanto alla “strada Piovene Chiuppano”. Purtroppo, a causa della differenza di quota tra la strada e il campo, l’ala dell’aereo colpì la massicciata nei pressi della “Croce di confine”, poco lontano dal casello autostradale. L’equipaggio tedesco, sebbene non sembrasse aver riportato ferite gravi, fu ricoverato all’ospedale di Thiene.»
È interessante notare due aspetti di quest’ultima testimonianza: il signor Zampilli, sebbene avesse appena sedici anni e non fosse ancora tenuto a prestare servizio militare, identificò il trimotore perché la propaganda dell’epoca esaltava le imprese dei piloti facendo conoscere al pubblico le doti e i nomi dei velivoli pilotati, fra i quali l’S.M.79 “Sparviero”, il più famoso aereo silurante della Regia aeronautica.
Il velivolo aveva ancora le insegne italiane della Regia Aeronautica, probabilmente perché da poco assegnato a un reparto operativo tedesco, quindi ancora sprovvisto dei contrassegni della Luftwaffe.
In merito alla zona di atterraggio del bombardiere, sia il libro che le testimonianze citano diverse località, tra cui “la capesagna della Levà si congiunge con quella di Piovene”, la “strada Piovene Chiuppano” e la “Croce di confine”, che ancora oggi come allora segna il limite amministrativo tra i comuni di Piovene e Chiuppano.
Tuttavia, la realizzazione dell’autostrada A31 della Val d’Astico ha determinato anche la trasformazione di queste aree, rendendo più complessa l’individuazione del luogo.
Nonostante queste difficoltà, Bruno Boriero è riuscito a individuare la zona d’atterraggio vicina alla tutt’ora esistente “Croce di confine”, grazie a un’analisi approfondita delle carte topografiche dell’epoca e a verifiche sul campo. La zona si trova poco più a nordovest del casello autostradale, in prossimità di via Fogazzaro, nel territorio di Piovene Rocchette, corrispondente al tracciato della strada provinciale SP349.
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NOTE AL TESTO
[1] – Ricerca locale e interviste di Bruno Boriero. Originario di Piovene Rocchette, ha dedicato i suoi studi alla documentazione della Grande Guerra e della Seconda Guerra Mondiale. Attraverso approfondite ricerche e interviste, ha curato diverse opere che analizzano gli eventi storici legati alla città e ai suoi caduti e reduci, contribuendo alla realizzazione di mostre fotografiche e conferenze sulla memoria storica piovenese.
[2] – Libro, “SIAI S.M. 79 “Sparviero”, di Fabio Bianchi e Antonio Marazziti, 2019, STORIA Militare Breafing,
• Pagina 3 – “SIAI”: (Società Italiana Aerei Siluranti), “S.M. 79” (Savoia Marchetti 79).
• Pagina 48 – “TAB.1, Serie produttive dell’S.M.79”: appartenente al 1° lotto costruttivo (gennaio ÷ luglio 1939) della “Aeronautica Umbra S.A.” (MM 21627÷21638).
[3] – Lettera della PREFETTURA DI VICENZA, del 24/01/1944, protocollo “Gab. 0315”, Oggetto: “Segnalazione - Atterraggio di un trimotore Germanico”.
[4] – Libro “Il ricco bottino. Aerei italiani nella Luftwaffe”, di Hans Werner Neulen, serie “Aerofan”, 2000, Giorgio Apostolo Editore, Milano – I 62 esemplari catturati dalla Luftwaffe, furono assegnati in parte come addestratori alle scuole di volo per aerosiluranti, oppure ai reparti operativi con compiti di collegamento o trasposto.
[5] – Libro, “Sulle rive dell'Astico: storia, leggende, folklore di Chiuppano e alto vicentino”, di Francesco Rando, 1958, Scuola Tipografica dell’Istituto San Gaetano di Vicenza – Pagina 255.