16 novembre 1944, Fontanelle (TV), frazione Lutrano: Tenente Pilota LONGHINI “Max” Antonio.

Decorato di 2 Medaglie d’Argento e 2 Medaglie di Bronzo al Valor Militare, 2 Croci di Guerra al Valor Militare e una Croce di Ferro “Eisernes Kreuz” di 2a classe, germanica.

Messerschmitt Bf 109 G-6

Ricerca storica di Fabio Chinellato e Alessandro Cianchetta

Nato il 29 marzo 1918 a Como [1], figlio di Cristiano e di Dina Finco, residente ad Asiago (VI).

* Tenente Pilota della 2^ squadriglia “Diavoli Rossi” del 2° Gruppo Caccia “Gigi Tre Osei” dell’Aviazione Nazionale Repubblicana (ANR).

* Deceduto a 26 anni il 16 novembre 1944, precipitando a Lutrano a seguito di combattimento aereo, sepolto ad Asiago il 30 novembre 1944 [2].

• Il pomeriggio del 16 novembre 1944, il celo del Friuli si riempie delle scie di condensazione rilasciate dalle centinaia di bombardieri e caccia dell’USAAF, di ritorno dalle missioni di bombardamento in Germania e Austria. Si trattava di ciò che restava di centosessantacinque bombardieri B-17 “Flying Fortress” dei Bomb Groups 2nd, 97th, 99th, 463rd e 483rd, e di trecentoquarant’otto bombardieri B-24 “Liberator” dei Bomb Groups 47th, 55th e dell'intero 304th Bomb Wings, tutti parte della 15th Air Force. Erano decollati all’alba dalla Puglia, dagli aeroporti situati nella zona di Foggia, scortati da P-51 “Mustang”, P-47 “Thunderbolt” e P-38 “Lightning”. [3]

Sorvolato l’Adriatico, passarono il Friuli indenni e raggiunsero chi Monaco di Baviera chi Innsbruck, dove, durante il bombardamento, furono attaccati dalla caccia e dalla contraerea tedesca, che colpì, abbatté e danneggiò circa settanta bombardieri; ciò che rimaneva attraversò nuovamente il Friuli e questa volta trovarono chi li avrebbe affrontati: i caccia Messerschmitt Bf 109 G-6 del 2° Gruppo Caccia.[4]

Si trattava dell’unico reparto da caccia ancora operativo sul territorio italiano: già a settembre, infatti, tutti gli altri gruppi della Luftwaffe erano stati richiamati in Germania, e all’inizio di novembre anche il 1° Gruppo Caccia ANR aveva raggiunto la Germania per iniziare l’addestramento sui nuovi Bf 109 che gli sarebbero stati assegnati. [5]

Benché fossero in inferiorità numerica, gli aviatori italiani della 1^ Squadriglia “Gigi Tre Osei” guidati dal capitano Ugo Drago, accettarono con coraggio il confronto con le numerose formazioni aeree dell’USAAF. Decollarono a mezzogiorno da Aviano, intercettando i B-17 protetti da P-51 “Mustang”, rivendicando l’abbattimento di un P-51 e di un B-17, vittorie tuttavia non confermate dai documenti USAAF. [6]

Intorno alle 13, entrarono in combattimento anche i piloti della 2^ Squadriglia “Diavoli Rossi” [7], guidati dal capitano Mario Bellagambi. Fra loro c’era il tenente “Max” Longhini, pilota di grande esperienza, accreditato di cinque vittorie aeree prima dell’8 settembre 1943, quando combatteva con la 350^ Squadriglia Caccia Terrestre della Regia Aeronautica, meriti che gli fruttarono il riconoscimento di “Asso” e le onorificenze al Valor Militare.

Tra i molti bombardieri danneggiati, c’era il B-17 “Wichita Belle” del 774th Squadron del 483rd Bomb Group. Nonostante avesse subito gravi danni dalla contraerea di Innsbruck e dopo essersi alleggerito gettando tutte le armi, con difficoltà era riuscito a superare le Alpi e da solo si dirigeva a bassa quota verso l’Adriatico, dove l’equipaggio sperava di poter effettuare un ammaraggio e successivamente essere soccorso.

Il pilota del B-17, 1st Lieutenant YOUNG Thomas, e il navigatore radar, 1st Lieutenant LOVOI Joseph, nelle loro interviste spiegarono che fu un Messerschmitt a mettere fine alle loro speranze di raggiungere il mare, dato che dovettero abbandonare il bombardiere prima di raggiungere l’Adriatico. [8] [9]

Nel libro “Listen … My Children And Stay Free”, [ndr – Ascoltate…Figli Miei e rimanete liberi], LOVOI Joseph così descrive quell’imprevisto “incontro”, quando l’Adriatico apparve alla vista degli aviatori, facendo accendere in loro la “speranza” di poter essere salvati in mare: “Questo pensiero aveva appena attraversato le loro menti, che una raffica di proiettili di mitragliatrice trapassò l’ala destra disegnando una linea retta di fori. …. Il motorista salì sulla sua torretta superiore. Vide un caccia tedesco, un ME 109, colpire il bombardiere. … Il maggiore Compton non esitò. Premette il pulsante “Bail Out” e tutti immediatamente presero i loro paracadute.”. .

L’equipaggio si lanciò e fu preso prigioniero, COMPTON invece evitò la cattura, riuscendo a ritornare a Napoli con l’assistenza dei partigiani [10], mentre il “Wichita Belle” si schiantò nei campi di Lutrano (TV).

La storia di quanto successe a Lutrano ci è nota grazie al Sig. Claudio Sandrin, che, pur essendo nato dopo la guerra, ha raccolto la testimonianza del Sig. Olivo Tocchet prima che venisse a mancare, il quale vide cadere non uno ma ben due aerei nei campi tra le vie Calstorta e Saccon di Lia 1^, territorio ora coltivato a vigneto. [11]

Il signor Olivo stava raccogliendo le pannocchie insieme ad altri contadini. Ad un certo punto vide avvicinarsi da Oderzo un bombardiere, che sempre più basso volava proprio verso di loro. Per fortuna li sorvolò di poco e si schiantò nel campo adiacente, vicino a un boschetto. Poco dopo e prima ancora che il signor Olivo potesse riprendersi dallo spavento, un altro rumore attirò la sua attenzione; era un aereo più piccolo, che scese planando velocemente in un altro campo non molto lontano dal bombardiere. [12]

Sul terreno, al termine di un lungo solco, giaceva un caccia con all’interno il corpo inerte del pilota inclinato in avanti. Convinto fosse solamente svenuto, lo tirò fuori dall’abitacolo con l’aiuto degli altri e di una corda, prima dell’arrivo della milizia [ndr – Militi della GNR, Guardia Nazionale Repubblicana]. Il corpo si presentava intatto, privo di segni apparenti di ferite da proiettile. Il giorno successivo seppe che si chiamava Longhini.

I resti degli aerei furono recuperati dagli abitanti, la gran parte dal cavaliere Paladin, proprietario dell’area. [13]

In sintesi, i due aerei precipitarono subito uno dopo l’altro a breve distanza tra loro, seguendo la stessa dinamica descritta in alcune pubblicazioni sull’ANR, riguardo l’abbattimento di Longhini, confermando dunque che il Messerschmitt osservato dall’equipaggio mentre colpiva il loro B-17, era proprio quello di Longhini. [14]

Attualmente, nei vigneti dove caddero, non vi è alcuna traccia di quell’evento, comunque esistono due testimonianze che ricordano ciò che accadde in quell’occasione.

Molto distante dal campo dove precipitò Longhini, in un fosso difronte al civico 33 in via Saccon di Lia, esiste una colonna spezzata in pietra bianca con la sua foto in divisa estiva, e alla base la scritta “TENENTE PILOTA C.T. MAX LONGHINI, pluri decorato, caduto in combattimento il 16 novembre 1944, Asiago 28 marzo 1918”.

All’inizio di Via Calstorta c’è il capitello dedicato alla “Madonna con Bambino”, eretto prima della guerra dal Cavaliere Parolin Guerrino in segno di ringraziamento per essere scampato all’attacco di un toro infuriato, grazie all’intervento del Signor Olivo Tocchet, la stessa persona che nel 1944 avrebbe assistito alla caduta del B-17 e del Bf 109 pilotato da Longhini. Nel dopoguerra, il capitello fu scelto dagli abitanti del luogo per ricordare anche con rito religioso lo scampato pericolo da quella battaglia aerea e la stessa figura del tenente Longhini. [15]

Sulla parte anteriore è presente una targa metallica, con le seguenti parole: “16 Novembre 1944. Nella cruenta lotta furono nemici, nel celo degli Eroi or son fratelli, nella fede in Cristo eterna luce e pur monito di un futuro di pace”. Ai fianchi sono piantate in verticale due pale d’elica, mentre sul muro di destra c’é una stele in marmo con inciso: “A ricordo della battaglia aerea del 16 novembre 1944. Pale d’elica della “Fortezza volante” e del “Caccia” dell’eroico tenente pilota A. Max Longhini, caduto nel combattimento”.

Alla cerimonia religiosa celebrata ogni anno accanto al capitello in occasione del 16 novembre, partecipava anche la sorella del tenente, la signora Luciana Longhini in Martini, che si è sempre adoperata a preservare la memoria del fratello, anche sovvenzionando con borse di studio le scuole di Fontanelle [16], segno tangibile del profondo legame che la legava al fratello, fino a quando nel settembre del 2011, anche lei lo raggiunse in cielo. La città di Asiago ha dedicato al coraggioso pilota, il parco situato di fronte all’ex stazione ferroviaria, dove poi nel 2024 ha anche eretto un monumento a lui dedicato.

CHI FU AD ABBATTERE IL VALOROSO PILOTA?

• Di sicuro non fu abbattuto dal bombardiere “Wichita Belle”, perché privo delle mitragliatrici gettate in Austria per ridurre il peso dell’aereo in difficoltà, consentendogli così di superare le Alpi. [17]

• Le seguenti pubblicazioni sulla storia dell’Aviazione Repubblicana propongono tre ipotesi:

1) Abbattuto da P-38 “Lightning” di un reparto non identificato, secondo il libro “L’Aeronautica Nazionale Repubblicana”. [18]

2) Abbattuto da P-51 “Mustang” del 332nd Fighter Group, secondo i libri: “Air War Italy 1944-1945” e “I falchi di Mussolini”. Tuttavia nessuno identifica l’autore del fatto. [19]

3) Abbattuto dal P-51 del 2nd Lieutenant Junior R. HANSON, anche lui del 332nd Fighter Group, proposto come possibile responsabile, nei libri “Italy Primary Target” e “Cuore Patria Volo…”. [20]

• Nel 1974, la “Air Force Historical Research Agency” dell’USAAF pubblicò lo studio storico N°85, che raccoglie in un’unica edizione gli abbattimenti accreditati ai piloti americani durante la 2^ Guerra Mondiale. Il 16 novembre 1944, nel teatro operativo mediterraneo “MTO”, che includeva l’Italia, furono distrutti otto velivoli nemici. Questi abbattimenti furono attribuiti esclusivamente a tre piloti, tutti ai comandi di caccia P-51 “Mustang”, mentre nessun pilota di caccia P-38 “Lightning” risultò coinvolto, contrariamente a quanto ipotizzato nel libro “L’ Aeronautica Nazionale Repubblicana”. [21]

Tuttavia, il nome del 2nd Lieutenant Junior R. HANSON non compare nella lista e, inoltre, non risulta abbia abbattuto alcun velivolo durante la guerra. [22] Questo non significa necessariamente che l’evento non sia accaduto, ma piuttosto che non sono stati rinvenuti documenti in grado di provarlo. Probabilmente, è proprio questa mancanza di conferme che ha portato i due libri a citarlo solo come ipotesi, senza ufficializzarlo.

Di seguito i tre piloti accreditati degli otto abbattimenti:

CAPTAIN JOHN JAMES VOLL del 308th fighter Squadron, 31st Fighter Group: Cinque velivoli, tutti colpiti al mattino mentre solitario ritornava alla base per problemi tecnici [23], quindi in un momento in cui nessuno velivolo del 2° Gruppo Caccia era in volo, perché decollarono tutti dopo mezzogiorno, di conseguenza, è certo che VOLL non fu colui che colpì Longhini. [24]

1st LIEUTENANT BOBBY BUSH del 307th Fighter Squadron, 31st Fighter Group: Un solo velivolo, identificato dalla bibliografia ANR con il tenente Vinicio Ambrosino del 2° Gruppo Caccia, precipitato a Cintello (VE), pertanto nemmeno lui uccise Longhini. [25]

CAPTAIN LUKE J. WEATHERS del 302nd Fighter Squadron, 332nd Fighter Group “Tuskegee”: Due aerei nei pressi di Udine, mentre stava rientrando da Monaco di scorta ai B-24 del 304th Bomber Wing. Assieme ad altri due piloti stava scortando un B-24 danneggiato, quando vennero attaccati dall’alto da otto Bf109. Ne abbatte subito uno, inseguendolo da 24.000 piedi [ndr - circa 7315 m] fino a 1000 piedi [ndr - circa 300 m], osservandolo schiantarsi al suolo, poi ne colpì un secondo, che impattò sul fianco di una montagna. [26] Sebbene la dinamica del racconto ricordi il combattimento tra Longhini e il “Wichita Belle”, tuttavia il bombardiere descritto non era quello colpito da Longhini. Infatti, il velivolo del racconto volava ad alta quota ed era un B-24, mentre il “Wichita Belle” volava a bassa quota ed era un B-17. Deve essere per questo motivo che nemmeno i quattro libri attribuiscono a WEATHERS l’abbattimento di Longhini, limitandosi a riconoscere la distruzione dei due Bf109, senza però specificare chi fossero i piloti. [27]

Attualmente l’unica ipotesi plausibile basata sulle informazioni disponibili nel 2025, è che si trattasse probabilmente di un P-51 del 332nd Fighter Group, forse pilotato proprio dal 2nd Lieutenant HANSON. Tuttavia, in assenza di testimonianze o prove documentali certe, non è possibile confermarlo, e neppure identificare con sicurezza chi abbia abbattuto Max Longhini, perché potrebbe esser stato il pilota di un altro gruppo, il cui nome è ancora celato tra le pagine di un diario inedito, scritto da un pilota americano o dell’ANR, che solcava i cieli del Veneto e del Friuli in quella gelida giornata invernale.

.

NOTE AL TESTO

[1] – Giornale “L’Altopiano” N°316 del 20/03/2020 – Articolo a pagina 8 - “Il Caffè Roma, testimone di momenti importanti di Asiago. Nei ricordi della signora Luciana Longhini Martini” – Nell'articolo, la sorella di Longhini conferma che il fratello nacque a Como, dove la famiglia aveva trovato rifugio dopo aver abbandonato Asiago, perché occupata dagli austro-ungarici.

[2] – Rivista “ACTA” anno X, n°1, Gennaio ÷ Marzo 1996, pagina 8, Articolo “In onore dei piloti ANR, ricordo di tre Caduti”, c’è la foto del necrologio stampato dalla famiglia con la data della cerimonia funebre ad Asiago, celebrata il 30 novembre 1944.

[3÷4] - Libro “Fifteenth Air Force against the Axis: Combat Missions over Europe during World War II”, Kevin A. Mahoney (ed. The Scarecrow Press Inc, UK 2013) - Pag. 276 e 277.

[5] – Libro “I falchi di Mussolini”, Mattioli Marco (IBN Editore 2011):

• Giorno “27 settembre”, pag. 140 – “… gli ultimi cacciatori tedeschi vengono ritirati dall’Italia. Questa decisione significa che il compito di affrontare le possenti formazioni aeree alleate veniva automaticamente a cadere sulle spalle degli italiani.”

• Giorno “5 Novembre”, pag. 81 - “Il 1° Gruppo partì in treno per la Germania … giunse all’aeroporto di Holzkirchen.”

[6 ÷ 7] – Libri:

• “Air War Italy 1944-1945” N. Beale, F. D’Amico, G. Valentini (Airlife Publishing, London, 1996) pag. 125÷126.

• “I falchi di Mussolini”, Mattioli Marco (IBN Editore 2011), giorno “16 Novembre”, pagina 154.

• “Cuore Patria Volo. Storie vissute di piloti e aerei. 2° gruppo caccia A.N.R. 1943-1945”, Paolo Pesaresi, 2020, pagine 332 ÷ 334.

• “Italy Primary Target”, Nicola Malizia (IBN Editore, 2013), Pagina 274.

[8] – Library Of Congress (LOC), Veterans History Project Collection, [Biblioteca del Congresso, Progetto per la raccolta dei racconti dei veterani]: Available Online, Personal Narrative | Library of Congress (loc.gov)

• Personal narrative “Thomas R. Young”, Collection Number: AFC/2001/001/35097.

• Personal narrative “Joseph W. Lovoi”, Collection Number: AFC/2001/001/18079.

[9] – Per maggiori dettagli sulla vicenda del B-17 “Wichita Bell” vedi:

Wichita Bell

[10] – Libro “Listen … My Children And Stay Free”, Joseph W. Lovoi (Vantage Press, New York, 2000), pag. 34.

[11÷13] – Intervista del 5 novembre 2022 con il Sig. Claudio Sandrin, con visita ai luoghi di Lutrano, dove il 16 novembre 1944, precipitarono il B-17 e Max Longhini.

[14] – Libri:

• “I falchi di Mussolini”, Mattioli Marco (IBN Editore 2011), giorno “16 Novembre”, pagina 154 – Longhini viene mortalmente colpito dalla scorta, pochi minuti dopo aver abbattuto una fortezza volante.

• “L’Aeronautica Nazionale Repubblicana”, Nino Arena (Ermanno Albertelli Editore, 1995) – Pag. 399. L’autore descrive Longhini abbattere un B-17 isolato poco prima di essere lui stesso abbattuto dalla scorta.

• "Cuore Patria Volo. Storie vissute di piloti e aerei. 2° gruppo caccia A.N.R. 1943-1945”, Paolo Pesaresi, 2020, Pagine 333 ÷ 334. – Nel capitolo “La morte di Antonio Max Longhini”, il pilota viene abbattuto mentre è distratto ad osservare l’equipaggio scendere con i paracadute dal B-17, da lui appena colpito.

[15 ÷16] – Intervista con il Sig. Claudio Sandrin di nota [11].

[17] – Libro di nota [10] – Pag. 33 “Il maggiore Compton diede l’ordine di gettare qualsiasi cosa e tutto quello che può essere staccato dall’aereo … tute anti Flak, le mitragliatrici …”.

[18] – Libro “L’Aeronautica Nazionale Repubblicana”, Nino Arena (Ermanno Albertelli Editore, 1995) – Pag. 399. L’autore attribuisce l’abbattimento a P-38 “Lightning”, senza indicare il reparto di appartenenza.

[19] – I due libri attribuiscono l’abbattimento ad un pilota di P-51 del 332nd Fighter Group, senza identificarlo.

[20] – Questi libri non escludono la possibilità che HANSON sia il responsabile dell’uccisione di Longhini.

[21] – Libro “USAF credits for the destruction of enemy aircraft, World War II - USAF historical study no. 85”, Albert F. Simpson (Air Force Historical Research Agency “AFHRA”, 1978). [ndr - “Crediti USAF per la distruzione di aerei nemici, Seconda Guerra Mondiale – USAF studio storico N°85”] - A pagina 332, ci sono gli otto abbattimenti confermati il 16 novembre 1944 [16 11 44] con i nome dei piloti.

[22] – Libro dell’USAF di nota [21] – Il nome del 2nd Lieutenant Junior HANSON non compare nella lista alfabetica dei piloti USAAF accreditati di abbattimenti durante la 2^ GM (da Pag. 7 a Pag. 366).

[23] – Libro “The 31st Fighter Group in World War II”, Rom Mackay (Squadron Signal Publication, 2007) – Pag. 71: “Il 16 novembre 1944, mentre guidava una missione di scorta a Monaco il capitano Voll ebbe problemi elettrici e lasciò la formazione. Mentre tornava da solo, avvistò un singolo Junkers Ju 88 sopra Udine, in Italia. Mentre inseguiva l'aereo tedesco che tentava di tornare alla sua base, Voll fu improvvisamente assaltato da dodici Bf 109 e Fw 190. Abbatté rapidamente il Ju 88 e si rivolse contro i caccia nemici. In una vorticosa battaglia durata cinque minuti, John Voll distrusse due Fw 190, un Bf 109, due probabili e due danneggiati”

[24] – Libri di nota [6]

[25] – Libri di nota [6] e [20] – I quattro libri attribuiscono a Bobby Bush l’abbattimento di Vinicio Ambrosino. Vedi:

Ambrosino

[26] – Libro “The 332nd Fighter Group - Tuskegee Airman”, Bucholtz Chris (Osprey Publishing, 2007) - Pag. 88 e 89 “Questa non fu l'unica attività nemica che il gruppo vide il 16, perché dopo che i bombardieri ebbero colpito il bersaglio, Melvin Jackson, Louis Purnel e Luke Weathers avvistarono un B-24 danneggiato nell'area di Udine. Mentre tentavano di proteggere il bombardiere, i tre piloti furono sorpresi da otto Bf 109 che attaccarono in fila e poi ruppero la formazione stringendosi nella formazione difensiva a “cerchio di Lufbery”. Weathers piombò sulla formazione avvicinandosi a 100 iarde [~90 m] dagli ultimi due, sparando brevi raffiche con una inclinazione da zero a 20 gradi. Uno dei Bf109 iniziò a fumare e Weathers lo seguì da 24.000 piedi [~ 7315 m] fino a 1.000 piedi [~ 300 m], dove lo vide toccare il suolo. All’improvviso vide alcuni traccianti passargli di fianco al tettuccio, quindi si rese conto che un altro Bf109 lo aveva seguito. “Sembrava che mi avessero preso, quindi ho deciso di continuare la picchiata", disse Weathers, “Mi sono tuffato, ne sono uscito e ho guardato indietro. Un aereo era ancora sulla mia coda. Stavo ritornando verso la Germania [ndr – verso nord], ma non volevo andare da quella parte. Ho abbassato la manetta del gas e anche i flap per ridurre subito la velocità. Quel tipo mi superò dandomi così il modo di mettermi alla sua coda. Era nel mirino, quindi ho aperto il fuoco". Diversi colpi hanno condotto il Bf 109 a sbattere contro il fianco di una montagna.

[27] – Libri di nota [6] – Documentano che WEATHERS abbatté due Bf109 senza identificarne i piloti.

Torna indietro