16 novembre 1944, Fontanelle (TV), frazione Lutrano: Boeing B-17 G “Flying Fortress”, nickname “Wichita Belle”, Serial No. 44-8391, del 774th Bombardment Squadron - 463rd Bombardment Group USAAF [1]

Ricerca storica di Fabio Chinellato e Alessandro Cianchetta

* EQUIPAGGIO, composto da dieci aviatori: [2]

Pilota – 1st Lieutenant YOUNG Thomas Richard, Jr Mtr. O-768793, da Dallas, Texas.

Copilota – Major COMPTON Joseph “Joe” Washington, Matricola O-306408, da Palestine, Texas, Comandante del 774th Bombardment Squadron.

Bombardiere – Captain IORIO Frederick LeRoy, Mtr. O-734348, da Everett, Massachusetts.

Navigatore – 1st Lieutenant KENNEDY John Carles, Mtr. O-706532, da Woodstock, Illinois.

Navigatore radar – 1st Lieutenant LOVOI Joseph William, Mtr. O-718364, da Cambridge, Massachusetts.

Operatore radio – Sergeant LIGON Thomas Haywood, Mtr. 37523882, da Columbus, Kansas.

- Motorista e mitragliere superiore – Sergeant SANFORD Robert Marion, Mtr. 36862510, da Gaylord, Michigan.

Mitragliere di destra – Sergeant GURKA Edward Michael, Mtr. 31285415, da Chicopee, Massachusetts.

Mitragliere di sinistra – Sergeant McGEHEE Sidney Wilbur, Matricola 14101804, da Clewiston, Florida.

Mitragliere di coda – Sergeant ENGLISH Rolland W., Matr.35227011, da Defiance, Ohio.

* Escluso il Major Compton, che sfuggi alla cattura e rientrò il 5 gennaio 1945 al quartier generale di Napoli, grazie all’aiuto dei partigiani italiani e sloveni, tutti gli altri furono catturati e liberati dagli alleati nel 1945.

• Nel novembre del 1944, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, le operazioni di bombardamento della 15th Air Force dell'USAAF su Germania e Austria proseguivano. Spesso gli obiettivi erano nascosti dalle nuvole, il che richiedeva l’uso dei bombardieri “Pathfinder”. Questi velivoli erano dotati del radar H2X, installato in sostituzione della torretta sferica ventrale. Grazie a questo sistema, erano in grado di guidare la formazione dei bombardieri lungo la rotta e di determinare il momento ideale per il rilascio degli ordigni sui bersagli designati. Questi radar non offrivano un’elevata precisione, ma era quanto di meglio disponibile al momento.

Il “Wichita Belle” era un “Pathfinder” e, in quanto tale, fu scelto dal Maggiore Compton, comandante dello 774th Bomber Squadron e, durante la missione del 16 novembre, anche dell’intero 463rd Bombardment Group, per condurre i sessantaquattro bombardieri del gruppo verso l’obiettivo del giorno: la città di Monaco di Baviera. [3]

All’alba, sessantaquattro bombardieri del 483rd Group, insieme ad altri cento B-17 dei Bomber Groups 2nd, 97th e 99th e alla scorta di caccia P-51 “Mustang” del 306th Fighter Wing [4], decollano dagli aeroporti della piana di Foggia in Puglia, dirigendosi verso Monaco sorvolando l’Adriatico, il Friuli e l’Austria.

Tuttavia il 463rd Bombardment Group non bombarderà Monaco di Baviera, bensì la città di Innsbruck in Austria, dove il “Wichita Belle” fu l’unico aereo colpito, precipitando poi a Lutrano, a circa trecento chilometri più a sud. Le testimonianze degli altri bombardieri, riportate nei rapporti compilati al rientro dalla missione, non chiarirono perché il bombardiere precipitò a Lutrano, in quanto dichiararono che il bombardiere fu colpito dalla contraerea su Innsbruck, per poi allontanandosi lentamente e solitario verso l’Italia, senza vedere dove precipitò. [5]

Invece, è possibile comprendere perché il bombardiere bombardò Insbruck e si schianto poi a Lutrano, grazie alle testimonianze del pilota YOUNG Thomas e del navigatore radar Joseph LOVOI, le cui interviste sono conservate nell’archivio cinematografico della “Library Of Congress”, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America.

YOUNG fu intervistato nel 2005 dal “Warhawk Air Museum” di Nampa, Idaho, all’età di 83 anni. L’intervista copre il periodo dall’arruolamento al ritorno in patria, di questa riassumo solo la parte che riguarda il 16 novembre. [6]

«L’obiettivo era Monaco di Baviera, la città più difesa del sud della Germania. L’aereo di Young guidava la formazione. Accanto a lui, nel ruolo di copilota, c’era il Maggiore COMPTON, comandante della squadriglia e, quel giorno, anche del 463rd Group. Era lui a prendere le decisioni e a comunicarle agli altri durante il volo. Il gruppo era in volo verso Monaco quando l’operatore radio ricevette un messaggio poco chiaro, che pareva un ordine di rientro. Solo più tardi scoprirono che era destinato ad un bombardiere in addestramento vicino a Foggia, ma in quel momento tutti erano convinti che fosse indirizzato proprio a loro.

Gli altri piloti, avendo sentito quel messaggio, chiesero se non fosse il caso di rientrare. A quel punto, il comandante fu costretto a prendere una decisione e rispose: “Forse è proprio per noi. Torniamo a casa”. Lentamente, i sessantaquattro bombardieri iniziarono la complessa manovra per invertire la rotta, mentre gli altri gruppi continuavano il loro percorso verso Monaco di Baviera, come se nulla fosse accaduto. Questo evento suscitò un interrogativo: Non sarà che, per caso, bisogna invece proseguire?

Tutto il gruppo aveva già completato la manovra, consumando non solo carburante ma anche tempo prezioso, il che avrebbe comportato l’arrivo a Monaco dopo agli altri, divenendo un facile bersaglio per la contraerea. Per questo motivo, il comandante optò per un obiettivo alternativo più vicino, scegliendo Innsbruck in Austria. I bombardieri, arrivati sopra Innsbruck, sganciarono le bombe da 13.000 piedi [ndr – Circa 4000 metri] sullo scalo ferroviario. All’improvviso “BANG!”. Il bombardiere sussultò violentemente per lo scoppio di un proiettile antiaereo, che sembrava provenire dalla stiva delle bombe.

Young vide i motori di destra in fiamme mentre l’aereo cominciò a virare verso destra. Il motorista SANFORD Robert scavalcò il comandante Compton stordito e riuscì a spegnere le fiamme attivando gli estintori, rendendo i motori nuovamente operativi. L’aereo però rimaneva ingovernabile. Con ogni sforzo, Young diresse il bombardiere verso l’Italia, gettando via tutte le parti superflue e inutili, come mitragliatrici, munizioni e persino il radar. In dodici minuti, riuscì a sorvolare le Alpi, dirigendosi verso l’Adriatico per ammarare in sicurezza e attendere i soccorsi marittimi. Purtroppo non ci arrivò mai.

Young racconta che nelle sue diciotto missioni precedenti non aveva mai incrociato un “Messerschmitt”, come invece capitò quella volta; l’equipaggio fu costretto ad abbandonare l’aereo, mentre lui cercava di mantenerlo ancora in volo. Fu l’ultimo a paracadutarsi da un’altezza di 2.000 piedi [ndr – Circa 600 metri], atterrando in un campo di mais dove un soldato italiano, armato di mitra, gli ordinò immediatamente di alzare le mani.»

LOVOI Joseph rilasciò l’intervista all’età di 83 anni nel 2003. Per spiegarsi, portò un modellino di B-17 e due foto del bombardiere, dove si vedevano le condizioni dell’aereo dopo essere stato colpito dalla contraerea. Di questo racconto riassumo solo la parte da quando furono sganciate le bombe fino alla cattura. [7]

«Subito dopo aver dato il comando “Bombs Away” a tutto il gruppo, notò un bagliore rosso e capì subito che sarebbero iniziati i problemi. L’operatore radio LIGON era ferito e sanguinava da una gamba, mentre il B-17 aveva i portelloni del vano bombe aperti e bloccati da una bomba incastrata. Parte del muso era mancante fino al pavimento della cabina di pilotaggio, come mostrato nella foto scattata dal fotografo a bordo del B-17 che volava alla sua sinistra. Ogni squadriglia aveva un fotografo incaricato di fotografare l’obiettivo per verificare poi l’efficacia del bombardamento. Quella volta fotografò anche il malridotto “Wichita Belle”. (immagini tratte da “Listen... My Children And Stay Free”, vedi seguito).

Per prima cosa spensero le fiamme dei motori e sbloccarono la bomba, che così permise di chiudere i portelloni. Il comandante della squadriglia, il maggiore COMPTON, decise di ritornare alla base, stabilizzò l’aereo e riuscì a sorvolare le Alpi, ordinando di gettare dal velivolo tutto il superfluo per alleggerirlo, con l’obiettivo di raggiungere l’Adriatico e tentare un ammaraggio, sperando di essere recuperati da un idrovolante di soccorso.

Non appena raggiunsero la pianura, furono intercettati da un caccia tedesco che crivellò di proiettili l’ala destra, danneggiando irrimediabilmente il bombardiere. Fu allora che il maggiore ordinò di lanciarsi. Prima di farlo, Lovoi prestò soccorso all’operatore radio e poi al capitano IORIO, semincosciente e ferito alla gamba, assistendolo nell’abbandonare l’aereo; dopodiché, anche Lovoi abbandonò l’aereo.

Mentre scendeva, sentì fischiare una pallottola all’orecchio destro e poi un’altra alle spalle; capì che qualcuno gli stava sparando dal basso, quindi si rannicchiò su se stesso, rimanendo così fino a quando toccò terra. Subito fu circondato dalle camicie nere [Ndr – “Black shirts”, così Lovoi descrive i militari italiani] che gli puntarono i fucili e gli tolsero gli stivali e la giacca. Fu poi portato in un campo di prigionia italiano, però arrivarono i tedeschi che lo portarono in Germania, dove fu interrogato sugli apparati radio a bordo dell’aereo.»

Tre anni prima, nel 2000, LOVOI aveva scritto il libro “Listen... My Children And Stay Free” [ndr – Ascoltate … Figli Miei e Rimanete Liberi], arricchito da fotografie e da altri dettagli, come l’incontro con l’aereo che lo colpì: “… una raffica di proiettili di mitragliatrice trapassò l’ala destra … Il motorista salì sulla torretta superiore. Vide un caccia tedesco, un ME 109 colpire il bombardiere. … Il maggiore Compton non esitò. Premette il pulsante “Bail Out” e tutti immediatamente presero i loro paracadute”. [8]

Il Messerschmitt “tedesco” avvistato dai due aviatori apparteneva in realtà al 2° Gruppo Caccia “Gigi Tre Osei” dell’Aviazione Nazionale Repubblicana, scambiato per “tedesco” come spesso capitava agli equipaggi alleati. I piloti del 2° Gruppo Caccia affrontarono coraggiosamente lo scontro impari con le centinaia di bombardieri e caccia dell’USAAF, perdendo i tenenti Antonio “Max” Longhini e Vinicio Ambrosino [9], rivendicando l’abbattimento di alcuni caccia e bombardieri [10], tra cui il “Wichita Belle”, che precipitò a Lutrano, qualche attimo prima che a circa mezzo chilometro precipitasse anche il Messerschmitt del tenente Longhini. [11]

La zona di Lutrano, dove precipitarono il “Wichita Belle” e Longhini, tra le vie Calstorta e Saccon di Lia 1^, è oggi un’estesa area viticola. Coloro che furono testimoni dell'evento, ormai sono scomparsi.

La memoria di quell’evento è ora preservata da coloro che ascoltarono i racconti di quei testimoni, tra cui Claudio Sandrin, che sebbene nato nel dopoguerra, conserva ancora vivo il ricordo di ciò che gli fu narrato dal Sig. Olivo Tocchet, soldato in licenza, che quel giorno insieme ad altri stava raccogliendo le pannocchie.

Improvvisamente nel cielo si scatenò la battaglia. Rumori di mitraglia e strisce rosse da tutte le parti. Aerei che lasciavano scie di fumo o che precipitavano al suolo. Ad un tratto si rese conto che un bombardiere proveniente da Oderzo stava perdendo quota rapidamente. Sembrava dirigersi proprio verso di lui, ma fortunatamente lo sorvolò di poco prima di precipitare a circa cinquanta, nei pressi di un boschetto, dove prese fuoco. Poco dopo, un secondo velivolo si schiantò nelle vicinanze: si trattava di un caccia, al cui interno si trovava ancora il pilota, che riuscì ad estrarre grazie a una corda. Il giorno seguente, venne a sapere che si chiamava Longhini. I resti dei velivoli furono raccolti dagli abitanti, ma principalmente dal cavalier Paladin, proprietario dell’area. [12]

La testimonianza di Tocchet conferma che i due aerei precipitarono subito uno dopo l’altro, seguendo la dinamica descritta in alcune pubblicazioni sull’ANR relative all’abbattimento di Longhini, confermando così che il Messerschmitt “tedesco” visto dall’equipaggio mentre attaccava il loro B-17, era quello pilotato da Longhini. [13] Cosa rimane di quanto accadde?

Lungo via Saccon di Lia, non lontano dal campo in cui precipitò, nel fossato di fronte al civico 33 esiste una colonna spezzata in pietra bianca con la sua foto in divisa estiva, e alla base la scritta “TENENTE PILOTA C.T. MAX LONGHINI, pluri decorato, caduto in combattimento il 16 novembre 1944, Asiago 28 marzo 1918”. Sul terreno dove caddero entrambe gli aeroplani proprio nulla, solo una distesa senza fine di vigne.

Dei velivoli, due pale d’elica visibili accanto al capitello dedicato alla “Madonna con Bambino” in via Calstorta. Il capitello fu costruito prima del secondo conflitto mondiale a spese del Cavalier Paladin, eretto quale “ex voto” per essere sopravvissuto all’assalto di un toro infuriato, grazie all’intervento del sig. Olivo Tocchet, proprio lo stesso che nel 1944 avrebbe visto cadere il B-17 “Wichita Belle” e il Bf 109 di “Max” Longhini. [14]

Solamente nel dopoguerra, il capitello fu scelto per ricordare la battaglia aerea e la memoria del tenente “Max” Longhini, divenendo il luogo per commemorare quel combattimento con rito religioso, anche con la presenza della sorella del tenente, la signora Luciana Longhini, fino a settembre 2011, quando raggiunse in celo l’adorato fratello.

Ai fianchi del capitello sono piantate in verticale due pale d’elica, mentre sul muro di destra c’é una stele in marmo con inciso “A ricordo della battaglia aerea del 16 novembre 1944. Pale d’elica della “Fortezza volante” e del “Caccia” dell’eroico tenente pilota A. Max Longhini, caduto nel combattimento”.

Sulla fronte del monumento c’è una targa in metallo con incisi i seguenti versi: “16 Novembre 1944, Nella cruenta lotta furono nemici, nel celo degli Eroi or son fratelli, nella fede in Cristo eterna luce e pur monito di un futuro di pace”. Il giusto “suggello” di quanto successe quel lontano novembre del 1944.

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NOTE AL TESTO

[1] – National Archives and Records Administration (NARA), 8601 Adelphi Road, College Park, USA Documento “Missing Air Crew Report” (MACR) No. 9890 – Contiene i dati del velivolo, i rapporti, i documenti e le testimonianze sui fatti accaduti all’equipaggio del bombardiere.

[2] – MACR di nota [1].

[3-4] - Libro “Fifteenth Air Force against the Axis: Combat Missions over Europe during World War II”, Kevin A. Mahoney (ed. The Scarecrow Press Inc, UK 2013) Pag. 276 e 277.

[5] – MACR di nota [1].

[6] – Library Of Congress (LOC), Veterans History Project Collection, [Biblioteca del Congresso, Progetto per la raccolta dei racconti dei veterani] - personal narrative “Thomas R. Young”: Collection Number: AFC/2001/001/35097 - Thomas R. Young Collection | Library of Congress (loc.gov)

[7] Personal narrative “Joseph W. Lovoi”: Collection Number: AFC/2001/001/18079 - Joseph W. Lovoi Collection | Library of Congress (loc.gov)

[8] – Libro “Listen … My Children And Stay Free”, Joseph W. Lovoi (Vantage Press, New York, 2000)

[9] – Per maggiori dettagli sulla vicenda del Tenente Vicino Ambrosino, vedi:

Ambrosino

[10] – Libri:

• “I falchi di Mussolini”, Mattioli Marco (IBN Editore 2011), giorno “16 Novembre”, pagina 154.

• “Cuore Patria Volo. Storie vissute di piloti e aerei. 2° gruppo caccia A.N.R. 1943-1945”, Paolo Pesaresi, 2020, Pagine 332 ÷ 334.

[11] – Per maggiori dettagli sulla vicenda del Tenente Max Longhini, vedi:

Longhini

[12] – Intervista del 5 novembre 2022 con il Sig. Claudio Sandrin, con visita ai luoghi di Lutrano, dove si svolsero i fatti del 16 novembre 1944.

[13] – Libri:

• “I falchi di Mussolini”, Mattioli Marco (IBN Editore 2011), giorno “16 Novembre”, pagina 154. – Longhini viene mortalmente colpito dalla scorta, pochi minuti dopo aver abbattuto una fortezza volante.

• “L’Aeronautica Nazionale Repubblicana”, Nino Arena (Ermanno Albertelli Editore, 1995), pagina 399. – Longhini abbattere un B-17 isolato poco prima di essere lui stesso abbattuto dalla scorta.

• “Cuore Patria Volo. Storie vissute di piloti e aerei. 2° gruppo caccia A.N.R. 1943-1945”, Paolo Pesaresi, 2020, Pagine 333 ÷ 334, capitolo “La morte di Antonio Max Longhini”. – Longhini viene abbattuto mentre è distratto ad osservare l’equipaggio del B-17, da lui appena colpito, scendere con i paracadute.

[14] – Intervista con il Sig. Claudio Sandrin di nota [12].

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